Elly sorride, Matteo snobba l’arditismo del generale in fuga dalla Lega
Elly Schlein (nella foto) sorride per l’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega e Matteo Salvini fa finta di non curarsene. L’analisi di Mario Ajello sul Messaggero è molto acuta. Scrive che la fuoriuscita del generale fa “sperare la sinistra (ieri a Montecitorio quelli del Pd non parlavano che di lui dicendo che il suo partito toglierà 2 o 3 punti al centrodestra) e «darà la vittoria a noi», mentre i colleghi dei centrodestra minimizzavano: «Non toccherà palla!»)”. Vannacci ha imboccato dunque “la fase da aspirante statista e da leader di una destra più destra di tutte. Il suo modello è la tedesca Afd, perché crede che il percorso moderato di Meloni gli lasci spazi elettorali. Ieri Vannacci ha anche lanciato il manifesto valoriale del suo partitello e scorrendolo ci si imbatte in un misto di arditismo e di futurismo, di smoderatismo e di attacco – probabilmente improbabile – al cuore non solo del salvinismo ma soprattutto del melonismo a cui egli oppone «una destra vera, orgogliosa, pura, contagiosa». E’ il generale pacifista e putiniano, mentre l’altra destra è con Kiev e con la libertà dell’Occidente. Ma soprattutto il vannaccismo è quello che più di tutti vuole mostrare di odiare il politicamente corretto, contrapponendo il wilde al woke. Proprio dalla crociata anti-woke è cominciata la parabola del generale. Ora Vannacci sta provando a portare con se una decina di parlamentari leghisti ma per ora ne ha incassati due. Sta creando le cellule del suo partito nel territorio ma non si vede per il momento l’ondata di entusiasmo. Tranne il suo: «Prenderemo il 12 per cento». Per toccare quella vetta, partirà anche in tour teatrale sulle orme di Beppe Grillo e non stupisca l’accostamento. Il generale, ora anche attore, mira ad acquisire i voti che erano del comico: anti-politici e furiosi. Il suo motto è questo: «Il coraggio vince». Il rischio è che, se l’impresa politico-elettorale dovesse andare male, egli potrebbe finire come il generale Cadorna a Caporetto e prendersela con le proprie truppe «vilmente ritiratesi senza combattere» e «ignominiosamente arresesi al nemico». Il nemico, in questa nuova fase della vannacceide, sarà più a destra che a sinistra”.





