Dopo Torino, se quello che conta è più il messaggio feroce che l’efficacia dei provvedimenti
Alessandro De Angelis su La Stampa scrive che “gli episodi – diciamolo: eversivi – di Torino hanno offerto alla destra un assist senza precedenti per un giro di vite senza precedenti, accompagnato da un racconto assolutamente prevedibile. E questo accade proprio mentre Giorgia Meloni era in un momento di difficoltà. Non solo sull’Ice e su Niscemi, ma proprio sulla sicurezza, tema cruciale per la destra: studenti accoltellati nelle scuole, baby gang che sparano e aumento della violenza nelle strade. Invece di procurare, alla destra, una crisi di identità, i fatti di Torino diventano un elemento di rilancio. Questo ci racconta la sequenza (e il crescendo) degli ultimi giorni. Eccola: le prime dichiarazioni di Giorgia Meloni su magistrati – pensando al referendum – e sinistra che «coccola» gli estremisti, tese a cavalcare lo sdegno. L’annuncio di una stretta con l’ennesimo pacchetto sicurezza, riproposto e inasprito rispetto a quello impantanatosi due settimane fa. La «finta» di una mozione unitaria: se la vuoi fare veramente, non può essere un «prendere o lasciare» su norme già stabilite, ma, così posta, serve a dire «se non la votate state coi violenti». L’intervento di Matteo Piantedosi in Aula, molto duro e molto politico, tutto teso a schiacciare la sinistra sulla «complicità» con gli estremisti. Da ultimo, la forzatura di metterlo al voto oggi, sempre per alimentare il racconto «chi si sottrae, sta con l’eversione». Come evidente, è una narrazione che fa di tutt’erba un fascio e si nutre di provvedimenti bandiera, ove quel che conta è il messaggio trasmesso (la faccia feroce) più che l’efficacia, al punto che ancora non è chiaro quali norme siano applicabili in termini di costituzionalità. E tuttavia tutto questo tentativo è reso possibile perché di sicurezza, sostanzialmente, la sinistra finora non si è occupata. E davanti all’offensiva securitaria appare disarmata”.





