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Donald scuote la Nato: “O ci aiutate con l’Iran o l’alleanza non ha futuro”

Ariel Piccini Warschauer.

Donald Trump torna a vestire i panni del “distruttore di certezze” e lancia un ultimatum che fa tremare le cancellerie europee. Il messaggio, affidato alle colonne del Financial Times, è di una chiarezza brutale: la NATO non è un pranzo di gala e, se gli alleati non si schiereranno al fianco degli Stati Uniti nella gestione della crisi iraniana, il futuro dell’Alleanza Atlantica sarà «molto negativo».

Al centro della contesa c’è lo Stretto di Hormuz, il polmone energetico del mondo, attualmente strozzato dalle tensioni con Teheran. Trump non usa giri di parole: l’America non intende più farsi carico, da sola, della protezione delle rotte commerciali da cui dipende il benessere globale.

Il ricatto (strategico) alla Cina

Ma il mirino del tycoon non è puntato solo verso Bruxelles. In un colpo di teatro geopolitico, Trump ha ventilato l’ipotesi di rinviare il summit con il Presidente cinese Xi Jinping, previsto per la fine del mese. La logica è quella del do ut des: Pechino importa la stragrande maggioranza del suo fabbisogno energetico proprio attraverso quello stretto. Perché Washington dovrebbe garantire la sicurezza dei rifornimenti cinesi mentre il Dragone resta alla finestra?

«La Cina dovrebbe aiutare. Ricevono il 90% del loro petrolio da lì», ha incalzato Trump. «Voglio sapere qual è la loro posizione prima di vederli. Potremmo rinviare». L’Europa al bivio

Per l’Europa, il richiamo all’ordine è un boccone amaro. Trump ha chiesto ufficialmente ad almeno sette nazioni di inviare navi da guerra per formare una coalizione internazionale che sblocchi il passaggio marittimo. La risposta dei partner NATO è stata, finora, un misto di timidezza diplomatica e attendismo.

Ma il tempo della cautela sembra scaduto. Per Trump, la difesa dello Stretto di Hormuz è il test definitivo: se la NATO non è in grado di proteggere gli interessi vitali dell’Occidente e dei suoi fornitori, la sua stessa esistenza diventa, agli occhi della Casa Bianca, un costo inutile.

Ancora una volta, il Presidente americano applica la dottrina del business alla geopolitica: chi beneficia della sicurezza deve contribuire a pagarla, in termini di costi e di rischi militari. L’ombra del disimpegno americano si allunga sull’Europa; ora resta da vedere chi avrà il coraggio di raccogliere la sfida o se l’Occidente sceglierà di restare a guardare mentre Hormuz diventa una trappola globale.

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Se Trump è finito in un pantano

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