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Di quei tre Magi si sa poco e le notizie sono confuse e contraddittorie

di Antonio Emanuele Piedimonte.

È il loro giorno, dopo essere stati ai margini sono finalmente arrivati. Il 6 gennaio, come sanno tutti, le esotiche figurine cammellate possono essere sostituite da quelle inginocchiate. Sono universalmente noti i tre mitici portatori di doni, ma in realtà dei Magi si sa poco, e per giunta si tratta di notizie confuse e talora contraddittorie. Erano davvero tre? E qual era la loro missione? Molte domande e poche risposte su quegli uomini che secondo l’evangelista Matteo – l’unico a parlarne nella Bibbia – seguirono la famosa stella per andare ad accogliere il figlio di Dio. Non v’è certezza nemmeno sulle date. Quella del 6 gennaio fu individuata solo perché i primi cristiani in quel giorno ricordavano le epifanie (manifestazioni) della divinità, tuttavia fino al IV secolo la Chiesa festeggiò l’Epifania in un’altra data (ancora oggi per gli ortodossi cade il 19 gennaio), e in generale nella tradizione orientale Epifania e Natività saranno a lungo un’unica festività. Il motivo di tutta questa confusione? Il primo e più importante va cercato nella necessità della nascente Chiesa cristiana di assimilare i preesistenti culti pagani. Un esempio? In questi giorni (inizio anno) ad Alessandria si celebrava la Kokelia, festività che prevedeva anche una processione sulle sponde del Nilo con la statua di un neonato con una croce sulla fronte, il figlio di Kore (e la raccolta di acqua che si trasformava in vino). 

Tra echi religiosi e riverberi misterici, alla fine l’Epifania costituì il punto d’arrivo di un percorso di grande rilevanza simbolica noto come le “Dodici Notti” (o anche “Dodici Giorni”), uno spazio temporale sancito dal Concilio di Tours nel 567. Era innanzitutto il lasso temporale da aggiungere per equilibrare l’anno lunare con quello nuovo solare ma per la Chiesa romana divenne un tempo liturgico unitario: ogni giorno corrispondeva a un mese, a una costellazione, a un apostolo. In origine però era anche una “pausa” legata ai riti di passaggio dei cicli solstiziali, un tempo sospeso che per questo fungeva collegamento tra i diversi piani simbolici. Uno spazio-tempo borderline tra luce e tenebre che diventa laporta tra i mondi che si apre alle anime vaganti, come testimoniano le innumerevoli usanze e leggende diffuse in tutta Europa. 

Ma torniamo ai Magi. Oggi sono tre, in passato però le indicazioni giunte dai testi erano differenti: per alcuni sarebbero stati solo due, per altri 4 o anche 8, persino 12. I conti non tornavano e alla fine, per comodità e consuetudine, si decise di far riferimento a tre Magi anche perché era quello il numero dei doni “ufficiali”(indicati pure nei “Papiri Bodmer”). Oggi tutti conoscono il loro suggestivo abbigliamento fin troppo regale, in realtà anche l’iconografia è mutata nel corso dei secoli. In età paleocristiana, ad esempio, i Magi erano raffigurati diversamente, con il berretto frigio e ampie tuniche simili a quelle indossate dal biondo e aureolato dio Mithra, anche lui nato in una grotta (i punti di contatto tra le due divinità sono come è noto numerosi), il cui culto misteriosofico prevedeva riti e rituali che si sono stratificati nelle tradizioni esoteriche occidentali e una articolata iniziazionericca di simbolismi astrologici. Per il primo storico, il famoso Erodoto, i Magoi appartenevano a una tribù mediorientale (i Medi) ed erano dei sacerdoti esperti di magia, astronomia e interpretazione dei sogni; per altri studiosi invece i tre sarebbero stati degli autentici re, probabilmente babilonesi o persiani. Aregnare davvero sovrana è un’altra ferma incertezza, quella sull’interpretazione simbolica dei famosi doni portati al Bambino: oro, incenso e mirra. E soprattutto su un’antica leggenda che narra di un “libro segreto” che Dio avrebbe consegnato ad Adamo dopo la cacciata dal Paradiso e i Magi avrebbero consegnato al prezioso neonato. A dir poco enigmatico è pure il riferimento a quei doni che i Magi ricevettero da Gesù e dalla Madonna (ne parlano diversi testi siriaco-nestoriani), come la misteriosa “pietra” che diventa “un’enorme fulgore” e produce quello che viene definito“fuoco misterioso” in seguito divenuto oggetto di adorazione. 

Più chiara la questione dei nomi. Oggi per tutti sono Baldassarre, Melchiorre e Gaspare (in diverse versioni), ma lo sono soltanto dal IX secolo, anche perché prima di allora i tre erano dei perfetti sconosciuti (non ne parla quasi nessuno). Così come sopraggiungerà solo in seguito il titolo di “re”, grazie a Tertulliano, a testi apocrifi del V secolo, a san Cesario di Arles. In effetti è solo nel Medioevo che i Magi diventano delle autentiche star e la loro storia diventa la più grande leggenda mitica del Nuovo Testamento. 

A proposito di stelle, infine, non si può non ricordare il mistero della “cometa” che li avrebbe condotti sino al Bambino, per molti un evento astronomico che viene però descritto come una luce che si “ferma più volte” per consentire ai Magi di non perdere la strada (come Yahweh nel viaggio nel deserto), sino a sostare sopra la grotta-stalla illuminandola all’interno. Ecco due passi emblematici: “Una luce che sorgerà in aspetto di stella sopra il Monte delle Vittorie e si fermerà…”. E quindi: “Il cielo si apri come una grande porta da dove scesero uomini gloriosi portando sulle mani la stella di luce e si fermarono sulla colonna di luce mentre tutto il monte splendeva di una luce ineffabile”. Del resto è cosa nota, la Bibbia e tutti i testi più antichi dell’umanità sono pieni di strani oggetti molto luminosi (e rumorosi) che solcano i cieli per trasportare divinità (a cominciare dall’Elohim chiamato Yahweh) e personaggi vari (si pensi solo ai profeti Elia ed Ezechiele tra gli altri). Inoltre, in una remota tradizione ricordata da Alfredo Cattabiani, la “stella-luce” non avrebbe indicato la strada ai Magi ma li avrebbe letteralmente trasportati a Betlemme. 

Dai miti dell’antichità alle scoperte archeologiche, dall’Oriente di duemila anni fa alla Germania di oggi, dove in un laboratorio universitario sono stati analizzati i tessuti che avvolgevano quelli che erano indicati come “i resti dei Magi”, a lungo custoditi a Colonia dopo essere stati trafugati da Milano, dove ancora si conserva la grande tomba che porta il loro nome. Risultato: le stoffe risalgono a un periodo anteriore al 150 dopo Cristo e sono di provenienza orientale. Reliquie autentiche dunque, ma di chi erano allora i tre sepolcri visti e narrati da Marco Polo durante il suo famoso viaggio? Molte domande poche risposte: è la storia del lungo, affascinante mistero dei Magi.

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