Delitto di Garlasco, perché giornali e tv si occupano ancora di un fatto di 18 anni fa
Perché i mezzi di informazione si occupano ancora del delitto di Garlasco di 18 anni fa? La risposta prova a darla Piero Fachin sul Quotidiano Nazionale.
E’ una domanda che sono in tanti a porre quando si affronta la vicenda di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi e l’infinita vicenda processuale che ne è seguita. È questa: perché, dopo tutto questo tempo (era l’agosto del 2007) vi occupate ancora di un caso risolto, con un condannato in via definitiva, Alberto Stasi, che ha praticamente finito di espiare la pena? Perché non trovare consolazione nel ricordo di quella ragazza delicata e riservata?
La risposta è semplice. Ce ne occupiamo perché, nonostante una sentenza passata in giudicato, un’altra indagine è stata aperta per lo stesso fatto. L’accusa è di omicidio volontario in concorso con non si sa chi, e punta di nuovo (accadde anche nel 2016, e finì con una archiviazione) verso Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara. Un’indagine è fatta di accertamenti, interrogatori, esami di laboratorio, confronti, comparazioni e mille cose. Non riferire di una mole così imponente di atti sarebbe impossibile, oltre che sbagliato.
Il punto, in fondo, non è se del caso Garlasco ci si debba occupare, ma come. E spesso, in questa tormentata narrazione, sono venuti meno il rispetto e il senso della misura. Perché non sono rispettose né misurate le ricostruzioni giornalistiche che cedono all’approssimazione; non è rispettoso l’accapigliarsi di troppi esperti; non c’è rispetto nelle argomentazioni opposte di periti e consulenti capaci di piegare i risultati scientifici agli interessi dei clienti.
Merita rispetto Andrea Sempio, innocente fino a prova (e sentenza) contraria, la cui vita in ogni caso è già stata stravolta da un’accusa tremenda. Meriterebbe rispetto perfino il condannato Alberto Stasi, difeso invece a prescindere da innocentisti improvvisati e insultato da colpevolisti senz’arte né parte. E, sopra ogni cosa, meriterebbe rispetto la memoria di Chiara Poggi.






