Damato fa le pulci a Velardi e Chicco Testa sul giustizialismo dei comunisti
Non ne passa una a Francesco Damato, giornalista di lungo corso, che su Libero ha commentato un libro di Claudio Velardi e Chicco Testa in cui si parla anche di Giustizia. L’editorialista scrive: “L’errore però che temo compia Velardi è di addebitare l’involuzione giudiziaria, diciamo così, dei suoi ex compagni alla fase successiva al Pci. No, caro Claudio, già prima della caduta del muro di Berlino e del salto in groppa al cavallo del giustizialismo manettaro per liberarsi negli anni di “Mani pulite” degli avversari, a cominciare dai “traditori” socialisti guidati da Bettino Craxi, il Pci si era compromesso. Nel 1987, per esempio, consapevole dell’impopolarità e della indifendibilità della magistratura per il caso Tortora, esso non contrastò sino in fondo il referendum dei socialisti e radicali per la responsabilità civile delle toghe, finendo per associarsi al sì all’abrogazione delle norme che la precludevano. Ma il Pci lo fece stipulando in segreto un accordo con la Dc, realizzato poi in pochi mesi fra le proteste del solo Pannella, e il silenzio purtroppo di Craxi, per disciplinare quella responsabilità con una legge che la rendeva sostanzialmente impraticabile. E – con 872 cause negli ultimi cinque anni, 375 sentenze e 15 condanne – fa tuttora della magistratura italiana un unicum di sostanziale irresponsabilità, non solo indipendente a autonoma, come dice la Costituzione, da ogni altro potere, ma superiore”.


