Dal Venezuela arriva una lezione: l’Europa non può stare a guardare
Sul Corriere della Sera è da leggere un importante articolo di Stefano Lepri che alla fine si chiede che ruolo sta esercitando l’Europa in questa fase travagliata.
“È un paradosso di questa nostra disgraziata epoca — segnata da attacchi all’ordine internazionale, alla convivenza pacifica e ai diritti più elementari — doversi felicitare con cautela, senza sorrisi e senza illusioni, quando un regime impresentabile come quello di Caracas viene decapitato. Ma felicitarsi è d’obbligo. Con tutte le critiche al ruolo destabilizzante nel mondo di Donald Trump, dopo il 3 gennaio questo mondo è meno peggiore di quello in cui Nicolás Maduro governava con il terrore, facendo del Venezuela un Paese in cui il tasso di povertà è salito al 90%. Dimentichiamo un momento l’aspirante al Nobel per la pace. Ne sa qualcosa María Cristina Machado — vincitrice con Edmundo González Urrutia delle elezioni del luglio 2024, di cui il successore di Chávez ha strappato i risultati — che quel riconoscimento lo ha effettivamente ottenuto. Non è questione di premi, ma di capire che oggi, vista la crisi del multilateralismo, il primato della democrazia può legittimare interventi di ingerenza politico-umanitaria, anche con l’uso della forza, laddove la democrazia è calpestata e le condizioni di vita sono inaccettabili. Intervenire dalla parte dei venezuelani era diventato un dovere, dopo il fallimento di diplomazia e pressioni. L’ingerenza politico-umanitaria, sempre che non abbia secondi fini, resta una potente arma contro l’isolazionismo e il neutralismo ideologico. Nicholas Kristof racconta di Alaska, una bambina di cinque anni nella baraccopoli di La Dolorita, vicina alla morte per denutrizione e respinta da quattro ospedali. Su Maduro non c’è altro da aggiungere. Resta però un punto fondamentale: il ripristino reale della democrazia. Serve una transizione trasparente, affidata alla libera scelta degli elettori e a una nuova governance credibile. Matthew Kroenig giudica «un successo» la cattura del leader bolivariano, ma la questione decisiva è cosa viene dopo. Phil Gunson avverte che «gli oppositori hanno sbagliato a pensare che un uomo che smantella la democrazia nel proprio Paese li avrebbe aiutati a instaurarla nel loro». Un ruolo può spettare a Spagna, Brasile, Cile, Colombia, Messico e Uruguay, chiamati a sostenere davvero un processo politico inclusivo guidato dai venezuelani. Le incognite restano molte. Ma dal Venezuela arriva una lezione: l’Europa deve agire, non stare a guardare. Come osserva Carl Bildt, non si può più «fare affidamento sugli americani». La strada è indicata, gli ostacoli sono molti”.






