Dagli Anni Settanta non abbiamo imparato niente
“Giorgia Meloni ha ragione. Quelli non sono manifestanti sono criminali, e quella non è una protesta: si chiama tentato omicidio”. Concita De Gregorio scrive questa osservazione su La Repubblica che ipotizza dei ‘tornaconti’ nella vicenda. “Il rischio che si voglia aumentare la tensione per giustificare norme repressive buona notizia è che non ci sarà molto lavoro da fare, per identificarli. Chi siano, i violenti che hanno aggredito l’agente, lo Stato lo sa già. Lo sa la Digos, lo sanno i servizi, lo sa questura. Lo sanno da prima dell’aggressione e chi dicesse no, assolutamente, lo straordinario spiegamento di forze di polizia chiamato a raccolta a Torino e tutte le nostre intelligence sono state colte di sorpresa da quella banda vestita di nero: beh, non renderebbe onore alle doti professionali di chi è incaricato dallo Stato di mantenere l’ordine e di sorvegliare focolai di insurrezione. Al contrario – sottolinea – i nostri agenti sono in questo eccellenti. Hanno archivi colossali di manifestanti schedati negli anni e nei decenni. Perché, domandiamoci: a chi giova, a chi conviene che un poliziotto sia aggredito? Alla causa dei manifestanti o al governo della destra? Senza scomodare la Storia grande né fare paragoni, per carità, fra gli anni del terrorismo dei servizi deviati dei rapimenti e delle stragi. Diversissimo tutto, certo. Ma il principio della strategia della tensione era il medesimo: alzare il livello dello scontro, ad arte, per giustificare la repressione. Dagli Anni Settanta non abbiamo imparato niente o, al contrario, abbiamo imparato benissimo? Ma d’altra parte, sul fronte opposto. Anche certi esponenti di movimenti o partiti della sinistra, anche certe frange di attivisti sanno chi siano, quelli che regolarmente si mescolano e poi si mettono alla testa di un corteo di ventimila. Forse non gli stranieri ma gli italiani, alcuni almeno, li conoscono e li riconoscono. Sono sempre gli stessi. Fingere di no, ignorarli, fare gli gnorri, lasciarli passare: a chi conviene? A chi va in piazza contro il governo? Non direi. Se lo scopo della manifestazione era difendere gli spazi sociali autogestiti, difendere Askatasuna, non mi sembra che il risultato sia felice. Quindi forse: fermarli prima. La connivenza di una parte della sinistra coi violenti fa lo stesso gioco della destra. Identico. È finito il tempo di far finta. Che la polizia non sappia, che lo Stato non sappia, che certa sinistra compiacente non sappia. Sono posizioni speculari e simmetriche buone a confermare il pensiero binario, semplicissimo, elementare che aizza gli eserciti di Internet”.





