#ECONOMIA #ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Cuba al buio, il regime trema sotto i colpi del blocco energetico e l’ombra di Donald oscura L’Avana

Ariel Piccini Warschauer.

Non è più solo il buio a spaventare Cuba. Ora è il silenzio dei motori. Quello che fino a ieri era il grido d’allarme per le centrali elettriche obsolete e le città al buio, oggi si è trasformato in un incubo aeronautico che rischia di sigillare l’isola per le prossime settimane. La notizia è arrivata con la freddezza burocratica di un NOTAM (Notice to Airmen): dal 10 febbraio all’11 marzo, negli scali di L’Avana, Varadero e Santa Clara, il rifornimento di Jet A-1 non è garantito. Tradotto dal linguaggio tecnico: il carburante per aerei è finito.

Il cielo si chiude

Per un Paese che vive di turismo e rimesse, è l’equivalente di un infarto economico. Compagnie come Air Canada hanno già tirato i remi in barca, sospendendo i voli. Altre, per non lasciare a terra migliaia di passeggeri, sono costrette a “saltellare” verso il Messico o la Repubblica Dominicana per fare il pieno, con costi operativi e gestionali che rendono le rotte verso l’isola un suicidio finanziario. Il paradiso socialista si sta trasformando in una trappola dorata per migliaia di turisti occidentali che, tra un mojito e l’altro, iniziano a chiedersi se e quando rivedranno casa.

L’asse spezzato con il Venezuela

Ma perché Cuba è rimasta a secco? La risposta non va cercata nelle raffinerie locali, ma nelle rotte marittime che la collegano a Caracas. Il Venezuela di Maduro, storicamente il “distributore automatico” di greggio per l’Avana, ha chiuso i rubinetti. Da metà dicembre non arrivano carichi significativi. La ragione è duplice: da un lato l’instabilità interna venezuelana, dall’altro la pressione asfissiante di Washington. L’amministrazione americana ha iniziato a colpire duramente i trasporti marittimi di petrolio verso l’isola, e i partner storici iniziano a vacillare.

L’effetto Trump e il “Periodo Speciale” 2.0

Non è un segreto che l’ombra del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca (o la minaccia delle sue politiche tariffarie) stia già producendo effetti preventivi. Anche il Messico, che sotto la presidenza di Andrés Manuel López Obrador, noto universalmente come AMLO, era stato un alleato generoso, oggi appare molto più cauto. Il rischio di subire dazi punitivi dagli USA per “complicità” con il regime cubano sta spingendo molti vicini a voltare le spalle a Díaz-Canel.

Siamo di fronte alla peggiore crisi energetica dalla caduta dell’Unione Sovietica. Ma a differenza degli anni ’90, quando il “Periodo Speciale” fu affrontato con una popolazione ancora intrisa di spirito rivoluzionario, oggi la stanchezza è palpabile. Con le ambulanze ferme per mancanza di benzina, la settimana lavorativa ridotta a quattro giorni e ora i cieli sbarrati, il regime si trova in un vicolo cieco.

Il “socialismo tropicale” sta finendo il carburante, letteralmente e metaforicamente. Mentre l’Avana cerca disperatamente una sponda a Mosca o Pechino, il tempo scorre veloce. Se i serbatoi resteranno vuoti fino all’11 marzo, l’isolamento di Cuba non sarà più solo una questione di embargo, ma una realtà fisica e geografica. L’ultima luce, prima del buio totale, potrebbe essere proprio quella delle piste di decollo che si spengono una dopo l’altra.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti