Von der Leyen blinda la Groenlandia e avverte Trump ma il tycoon insiste e rilancia
di Ariel Piccini Warschauer.
Altro che “amicizia”. Ursula von der Leyen sale sul palco del World Economic Forum di Davos e, pur usando il guanto di velluto della diplomazia, lancia un avvertimento a Donald Trump. Il messaggio è chiaro: l’Unione Europea non ha intenzione di fare la parte dello spettatore passivo di fronte alla furia protezionistica della Casa Bianca. La risposta ai dazi minacciati dal presidente Usa sarà “inflessibile, unita e proporzionata”.
“Patti chiari, amicizia lunga”
La numero uno di Palazzo Berlaymont ha citato l’accordo commerciale siglato lo scorso luglio, ricordando a Washington che “in politica come negli affari, un accordo è un accordo”. Per Von der Leyen, colpire i partner storici con nuove tariffe è un errore strategico che rischia di innescare una “pericolosa spirale discendente” a tutto vantaggio degli avversari geopolitici (leggi: Cina e Russia). “Quando gli amici si stringono la mano – ha incalzato – deve pur significare qualcosa”. Ma la sensazione, tra i corridoi di Davos, è che l’idillio atlantico sia ormai un ricordo.
Le mani sulla Groenlandia? “Non è negoziabile”
Il fronte dello scontro si sposta poi tra i ghiacci. Von der Leyen ha blindato la sovranità danese sulla Groenlandia, definendola “non negoziabile” (risposta diretta alle velleità di acquisto o controllo dell’area spesso trapelate dalla galassia trumpiana). L’UE non si limiterà alle proteste formali: “Stiamo lavorando a un massiccio aumento degli investimenti europei in Groenlandia”, ha annunciato, ribadendo l’impegno per la sicurezza dell’Artico insieme ai partner Nato, ma con una guida europea.
Lo “schiaffo” come opportunità: basta nostalgia
Il passaggio più duro è quello che riguarda l’autonomia strategica. Von der Leyen ha invitato l’Europa a smetterla di guardare al passato con nostalgia. Il paragone storico è pesante: come nel 1971 lo sganciamento del dollaro dall’oro segnò la fine di un’epoca, così oggi lo scontro con gli USA deve essere la scintilla per una “nuova Europa indipendente”.
Insomma, per la presidente della Commissione, lo shock Trump è “un’opportunità” per affrancarsi definitivamente dalla tutela americana. Se il cambiamento impresso dagli USA è permanente, è il ragionamento, allora anche l’Europa deve cambiare per sempre, riducendo la dipendenza dalle potenze estere e rafforzando il proprio peso politico e militare.






