Centrosinistra con la camicia di forza del populismo giudiziario
Il direttore Claudio Cerasa sul Foglio discute con Pietro Ichino, “uno dei volti simbolo del riformismo italiano”, della riforma della giustizia. Ichino voterà Sì al referendum costituzionale, pur provenendo da una storia distante da quella del centrodestra. Ma egli ritiene che il mondo del centrosinistra sia ancora alle prese “con la camicia di forza del populismo giudiziario”.
“Oggi – dice Ichino – nell’iniziativa dell’Anm e nell’accodarsi a essa della maggior parte delle forze di opposizione vedo soprattutto il pericolo di una mutazione genetica della sinistra politica. Mutazione che si manifesta, tra l’altro, nella sua cecità e afasia di fronte alle disfunzioni di un sistema – quello dell’amministrazione giudiziaria – tendente ad autoconservarsi nonostante i propri gravissimi difetti strutturali. A un suo gravissimo difetto strutturale è imputabile la lentezza patologica dei processi, penali e civili, incompatibile con lo sviluppo e la modernizzazione del nostro sistema economico e con il rispetto sostanziale dei diritti costituzionali dei cittadini”. Quali diritti costituzionali considera pregiudicati dal modo in cui funziona oggi la giustizia? “Il diritto ad avere una sentenza entro un tempo ragionevole, sia nel campo civile, sia in quello penale: una sentenza definitiva che arriva con dieci anni di ritardo è sostanzialmente un diniego di giustizia. Diniego che mina alla base tutti gli altri diritti costituzionali del cittadino. Se fosse veramente preoccupata di questa violazione sistematica della Costituzione, l’Anm dovrebbe essere la prima a sottolineare che l’autonomia della magistratura non può e non deve significare in alcun modo autoreferenzialità”. La questione è sempre la stessa in fondo: indipendenza non significa irresponsabilità. Ichino ci spiega in che senso l’autonomia va distinta dall’autoreferenzialità. “L’autonomia che è pienamente garantita dalla Costituzione, sia nella sua formulazione oggi in vigore sia in quella contenuta nei nuovi articoli 104 e 105, significa autogoverno e garanzia di totale indipendenza dei magistrati. Ma non significa affatto che l’amministrazione della giustizia non debba rendere conto della propria efficienza, che non possano esserci degli organi di controllo cui gli uffici giudiziari debbano rendere conto. Autogoverno e indipendenza della magistratura non significano una sua irresponsabilità rispetto agli standard minimi di buon funzionamento tollerabili in un paese civile”.





