Caso Epstein, Hillary Clinton rompe il silenzio
Ariel Piccini Warschauer.
È una Hillary Clinton che non concede nulla alla difesa quella che emerge dopo le sei ore di deposizione fiume nella sua residenza di Chappaqua. Davanti alla commissione d’inchiesta della Camera sul caso Epstein, l’ex Segretario di Stato ha scelto la via della trasparenza aggressiva, trasformando quello che doveva essere un interrogatorio punitivo in un feroce atto d’accusa contro l’attuale gestione dei file federali e contro Trump.
“Voglio che la verità venga a galla”, ha dichiarato ai microfoni della BBC subito dopo aver lasciato la sala, “perché la luce del sole è il miglior disinfettante”.
La “Guerra dei file” e l’accusa di insabbiamento
Il cuore della vicenda, per Clinton, non è più solo il passato, ma il presente. Durante la deposizione – accettata solo sotto la minaccia di un voto di oltraggio al Congresso – l’ex First Lady ha puntato il dito contro il Dipartimento di Giustizia. Ha accusato l’amministrazione di “slow-walking”, un rallentamento intenzionale nel rilascio dei documenti che potrebbero far luce sulla rete del finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019.
Per Hillary, il ritardo nella desecretazione non è una questione di sicurezza nazionale, ma un vero e proprio “insabbiamento” politico volto a proteggere figure di spicco come l’attuale inquilino della Casa Bianca. “Cosa è stato nascosto? Chi viene protetto?”, ha incalzato Clinton nelle sue conclusioni, definendo l’intera indagine della commissione un “teatrino politico di parte” e un “insulto al popolo americano e alla democrazia”.
Il muro di Hillary: “Mai incontrato Epstein”
Sotto giuramento, Clinton ha mantenuto una linea di netta negazione riguardo ai rapporti personali con Jeffrey Epstein: Ha dichiarato di non ricordare alcun incontro personale e di non aver mai messo piede sul jet privato (“Lolita Express”) o sulle proprietà del finanziere. Ha ammesso contatti con Ghislaine Maxwell, ma li ha circoscritti esclusivamente a eventi pubblici e conferenze legate alla Clinton Foundation, negando ogni coinvolgimento nelle attività criminali della coppia. La deposizione è servita anche a fare scudo al marito, l’ex presidente Bill Clinton, i cui voli sui jet di Epstein nei primi anni 2000 rimangono il punto più critico per la famiglia.
L’affondo su Trump, Musk e l’amministrazione
In un ribaltamento tattico, Hillary Clinton ha chiesto alla Commissione di smettere di colpire “chi nei file non c’è mai stato” e di convocare invece, chi vi compare migliaia di volte.
“Se questa commissione volesse davvero la verità, convocherebbe immediatamente Donald Trump per testimoniare sotto giuramento”, ha incalzato nel suo opening statement.
Ma l’affondo più clamoroso ha riguardato Elon Musk. Clinton ha chiesto un mandato di comparizione per il patron di X, citando un’email del 25 novembre 2012 presente nei file del Dipartimento di Giustizia in cui Musk chiedeva a Epstein: “In quale giorno/notte ci sarà la festa più sfrenata sulla tua isola?”. Nonostante Musk abbia già replicato parlando di una frase male interpretata e di non essere mai stato su quell’isola, Clinton insiste: “Chiunque abbia chiesto della ‘festa più sfrenata’ deve rispondere sotto giuramento”.
L’ex Segretario di Stato ha infine chiesto di convocare il Segretario di Stato Marco Rubio e la Procuratrice Generale Pam Bondi, accusando l’attuale gestione di “abbandonare le vittime per favorire i trafficanti di esseri umani”.
Un clima da caccia alle streghe
L’interrogatorio a porte chiuse non è stato privo di tensioni, segnato anche dalla fuga di una foto non autorizzata pubblicata sui social da ambienti della destra radicale. La strategia dei Clinton è ormai chiara: smettere di subire il caso Epstein e diventarne i principali fautori della disclosure totale.
Una scommessa ad alto rischio che vivrà domani il suo capitolo più delicato, quando toccherà a Bill Clinton sedersi davanti ai commissari per rispondere dei suoi documentati rapporti con il finanziere. In un’America polarizzata, la “trasparenza aggressiva” di Hillary potrebbe essere l’ultima carta per chiudere una stagione di ombre lunga vent’anni.


