Caracas, è finito l’incubo di Trentini e Burlò finalmente liberati
di Ariel Piccini Warschauer
La telefonata che mette fine a un’agonia durata mesi è arrivata all’alba sul tavolo del ministro degli Esteri, Antonio Tajani (nella foto). Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. Hanno lasciato le celle di El Rodeo, il penitenziario a cinquanta chilometri da Caracas dove il tempo è scandito dal sovraffollamento e dalle privazioni, per trovare finalmente rifugio tra le mura sicure dell’Ambasciata italiana.
Il disgelo con Caracas
Non è solo una vicenda umana che si conclude felicemente; è un tassello di un puzzle geopolitico molto più complesso. La liberazione, come sottolineato dallo stesso Tajani, è il frutto di una “capacità di leggere la nuova congiuntura politica” del Venezuela. Dopo le scarcerazioni di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, il rilascio di Trentini e Burlò conferma la volontà del nuovo governo guidato dalla presidente Rodriguez di aprire canali di dialogo meno ostili con l’Europa e, in particolare, con Roma.
Il fattore Meloni
Giorgia Meloni, che ha parlato direttamente con i due connazionali, non nasconde la soddisfazione per un risultato ottenuto “con impegno e discrezione”. La strategia di Palazzo Chigi è stata chiara: mantenere aperti i canali di comunicazione con la presidenza ad interim senza rinunciare alla fermezza sui diritti civili. “Un segnale importante che il governo italiano apprezza molto”, ha dichiarato la Premier, ringraziando le autorità di Caracas per la “costruttiva collaborazione”.
Il lungo ritorno a casa
L’aereo del Cai (la compagnia utilizzata dai servizi segreti italiani) per il rimpatrio, è già decollato da Roma. A bordo, oltre al personale tecnico, viaggia la fine di un incubo per due famiglie che per mesi hanno vissuto nel silenzio delle trattative riservate. Un lavoro certosino quello condotto dall’Ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, che ha saputo tessere una tela diplomatica in una situazione definita dai vertici della Farnesina “quanto mai delicata”.
Mentre i motori del volo di Stato scaldano i motori sulla pista di Ciampino, resta il dato politico: l’Italia si accredita come interlocutore privilegiato in un Venezuela che cerca faticosamente di ridisegnare i propri confini diplomatici.






