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Bronzi di Riace, a Firenze presentati per la prima volta 25 anni fa e il giallo continua

La Nazione scrive della presentazione dei Bronzi di Riace avvenuta per la prima volta a Firenze.

Il 15 dicembre 1980 apriva al museo Archeologico di Firenze la mostra dedicata ai due simboli universali della Magna Grecia: i Bronzi di Riace. Un tributo alla potenza e alla bellezza iconografica delle due magnifiche statue bronzee, capolavori indiscussi dell’arte greca del V secolo a.C., ritrovate in mare nell’agosto del 1972, nei pressi di Riace Marina. Sottoposte a un primo intervento di restauro al Museo Nazionale di Reggio Calabria, agli inizi del 1975 furono portate a Firenze per la prosecuzione del restauro, nel Laboratorio della Soprintendenza Archeologica della Toscana.

E a Firenze, nel dicembre 1980, furono esposte al pubblico per la prima volta, un evento che richiamò visitatori da ogni parte del mondo. Queste due magnifiche statue greche del V secolo a.C. sono state recuperate grazie a un ritrovamento fortuito nelle acque del piccolo borgo calabrese. Per la Calabria i due guerrieri sono stati subito simbolo di identificazione culturale e speranza di riscatto. Giunti a Firenze per il primo restauro durato cinque anni, dal loro esordio presso il Museo archeologico, il 15 dicembre 1980, i bronzi hanno attratto, per armonia di forma e espressione folle di turisti e visitatori. Sandro Pertini, allora presidente della Repubblica le ha ospitate al Quirinale, nell’estate del 1981, per una seconda mostra. Con le esposizioni a Firenze e Roma le statue erano oramai entrate nel discorso pubblico. Gli ingredienti per la nascita di un mito erano a portata di mano: la bellezza classica dei due guerrieri, il ritrovamento in mare del tutto fortuito, e il fascino dell’antico, hanno fatto breccia su un mondo che a inizio anni ’80 si lasciava alle spalle un periodo turbolento e si avviava verso un decennio di spensieratezza e edonismo.

La loro destinazione finale, nell’estate del 1981, è stata l’allora Museo Nazionale di Reggio Calabria, oggi Museo Archeologico, che continua a custodirli e valorizzarli. I bronzi di Riace non sono semplicemente due statue greche del V secolo avanti Cristo, sono anche un mistero. Nei giorni in cui i Bronzi di Riace riportati ad antico splendore dal lavoro dei restauratori fiorentini vennero esposti al Museo Archeologico, risultava addirittura difficile per docenti e studenti delle facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza raggiungere la sede delle due facoltà, che allora si trovavano in via Laura. “Si trattava di attraversare la fila dei visitatori in paziente attesa all’angolo di via Gino Capponi, invadente l’intero lato della Chiesa di piazza SS. Annunziata – il ricordo del professor Cosimo Ceccuti, all’epoca docente di Storia di Giornalismo del Cesare Alfieri – ; una fila meno disciplinata rispetto a quella che siamo abituati a vedere all’esterno dell’Accademia per il Davide di Michelangelo”.

Ma dopo tanti anni ancora non si è data una forma concreta anche a tutta la dimensione leggendaria che da sempre caratterizza la storia dei Bronzi di Riace: chi li ha lasciati lì sul fondo del mare? Da dove vengono realmente? Erano degli eroi? Ma soprattutto: chi sono i bronzi di Riace? Una cosa è certa, i due giganti sono fra le pochissime sculture in bronzo di età classica sopravvissute a fusioni e trafugamenti. E poi c’è il mistero: Stefano Mariottini, l’uomo che ha ritrovato i Bronzi di Riace, dichiarò di aver avvistato un gruppo di bronzi, tra cui uno con le braccia aperte e una gamba davanti all’altra. Ma nessuno dei due bronzi rinvenuti corrispondono alla descrizione, per questo si pensa a un terzo bronzo.Poi c’è una ipotesi scientificq, che scava nella storia e nel mito dei “Sette contro Tebe”: se quindi il gruppo era composto da 5 statue, realizzato ad Argo e portato a Roma, allora all’appello mancherebbero almeno tre statue e non solo una. Varie ipotesi, pochissime certezze. Ma questa, è un’altra storia.

Bronzi di Riace, a Firenze presentati per la prima volta 25 anni fa e il giallo continua

La Repubblica e La Stampa, tutti si

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