Brera, Clerici, Minà e Mura, “I 4 Gianni” di Repubblica raccontati da chi li ha guidati
Stefano Bisi.
Giuseppe Smorto, giornalista, ex vicedirettore di Repubblica, per 13 anni direttore del sito. Lei ha scritto il libro “I 4 Gianni” (Minerva Edizioni) dedicato a Brera, Clerici, Minà e Mura. Perché?
“Per due motivi: uno professionale e uno sentimentale. In questi mesi Repubblica celebra i suoi cinquant’anni: non tutti sanno che nacque senza pagine sportive, salvo poi diventare una specie di nazionale del giornalismo sportivo. C’è poi la mia riconoscenza a questi giganti: sono stato indegnamente il loro caporedattore per una decina di anni, giorno e notte ho vissuto alla loro ombra. Il mio libro è un piccolo grande tributo, come quando si cita la prof di filosofia che ti ha aperto la mente. In questo caso, è un ringraziamento moltiplicato per cento”.
Che cosa accomunava “I 4 Gianni”?
“Non erano conformisti. E per usare un termine di oggi, non erano nemmeno populisti. Molto gelosi delle loro idee, ognuno con un suo stile. Capaci di andare contro gli eccessi del tifo, il mondo ultrà, la corsa al potere dei dirigenti. Anzi Clerici a un certo punto si rifiutò di seguire il calcio”.
E che cosa li divideva?
“Gianni Mura e Gianni Minà hanno sempre raccontato quello che accadeva anche fuori del campo, spesso valorizzando personaggi marginali, trascurati dallo sport business, ma con storie leggendarie. Gianni Brera e Gianni Clerici erano più attenti al lato tecnico, ma sempre con emozione, senza alcun distacco. Gianni Brera si sentì male per non aver potuto scrivere di Italia-Germania ’82, a quei tempi Repubblica non usciva il lunedì. Tutti e 4 inimitabili, una scuola di scrittura. E fra loro, si volevano bene”.
Come si fa a studiarli oggi?
“Lo racconto in un capitolo, ci tengo molto. L’archivio di Gianni Brera è alla Fondazione Mondadori a Milano. E’ quella che va più indietro nel tempo, ci sono inevitabilmente dei buchi. Ma la sua è stata una via affascinante, bella come un Tour, compresa una trasferta negli States e le minacce di un boss del pugilato. L’archivio di Clerici è perfetto, la madre conservava tutti i suoi articoli, lui iniziò a sedici anni. Era meticoloso e ordinato, i suoi scritti più 1300 libri di tennis sono conservati in una splendida collezione nella Biblioteca dell’Università Cattolica di Brescia. La Fondazione “Gianni Minà” sta mettendo tutti i suoi servizi online, Rai permettendo, ed è impegnata in vari progetti sociali e giornalistici. A Gianni Mura sarà intitolata la Biblioteca dello Sport di Milano, che apre il 25 febbraio al quartiere Isola”.
Ma a Repubblica non c’erano solo “I 4 Gianni”.
“Nei primi anni ’80, il giornale arriva in vetta per copie vendute: un impegno corale, grazie a un magnifico direttore d’orchestra. Scalfari non voleva lo sport, ma capì presto che il giornale non ne poteva fare a meno: nel suo archivio sono conservate molte lettere di protesta, come mi ha raccontato Simonetta Fiori. Chiamò Mario Sconcerti, fiorentino, primo capo della sezione, il libro è dedicato a lui. A poco a poco, anche grandi firme di altri settori si occuparono di sport. Fu il periodo più bello”.
E domani?
“Non mi accodo agli epitaffi, di giornalismo ci sarà sempre bisogno. In crisi la carta, la gente si informa sul digitale. Dove peserà sempre più la qualità, e non le scorciatoie copia/incolla o AI. La tecnologia ci dà sempre nuove possibilità, ma la differenza la fanno le persone, le firme, i professionisti, l’applicazione al lavoro. Come ai tempi degli indimenticabili 4 Gianni”.



