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Bobo Craxi sul referendum: “Voteremo sì e resteremo di sinistra”

“Voteremo sì, e continueremo a essere di sinistra”. Così il presidente del comitato referendario per il Partito socialista italiano Bobo Craxi, a Lucca e a Siena per il via alla campagna in vista dell’appuntamento sulla giustizia del 22 e 23 marzo, ha chiarito – in risposta alle affermazioni dello scrittore Gianrico Carofiglio – che è possibile (anzi necessario) essere favorevoli alla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e magistrati, pur rimanendo fedeli alle proprie idee politiche. Per l’onorevole, infatti, sono altri i contesti – e cioè le elezioni – per dare giudizi sull’operato del governo e ‘controbattere’ dai banchi dell’opposizione con un programma alternativo credibile, non attraverso una riforma “prevista dall’articolo 411 della Costituzione, nella cultura socialista riformista e in quella giurdidica, a partire da Giuliano Vassalli”.

“Il paradosso è che il referendum promosso dalla destra mira ad abrogare una legge fascista, mentre la sinistra parla di una possibile deriva autoritaria se dovesse essere, con la vittoria del sì, abolita la carriera unica. Dunque, semmai, il pericolo di una ‘deriva autoritaria’ sta nel mantenimento del sistema attuale – ha detto – È evidente, quindi, che tutta la campagna politica attorno alla riforma sia andata fuori tema. Noi votiamo sì per far fare alla giustizia un passo avanti, così come i più grandi partiti della Seconda Repubblica, da Forza Italia al Pd, avevano previsto nei loro programmi, anche se poi hanno cambiato idea”. Il tutto senza essere “né massoni, né criminali”, ha precisato Craxi, in polemica con le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, per poi entrare nel merito della riforma.

“Molti dicono che questo referendum sia l’ultimo atto di un conflitto durato anni tra potere politico e potere giudiziario, ma quest’ultimo non è un potere, è un ordinamento che si è comportato come contropotere. Un sistema solido, in linea con tutte le democrazie liberali, deve avere un giudice terzo, della cui neutralità ci si possa fidare – ha aggiunto, richiamando alla mente l’immagine della dea bendata – Un cittadino deve avere la certezza che chi lo giudica, la sera prima, non era a fare ‘bisboccia’ con chi lo ha messo sotto inchiesta”. È anche da qui, da questa sfiducia, che, per il responsabile del Psi, ha origine quello “squilibrio” che si riflette sul funzionamento complessivo delle democrazie, segnate da una fase storica di grande fragilità.

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