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Blitz in Venezuela, anatomia di un’operazione chirurgica targata Cia

di Ariel Piccini Warschauer.

In una notte che riscrive gli equilibri geopolitici dell’America Latina, l’arresto di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores segna il culmine di una delle operazioni di intelligence più audaci del XXI secolo. Non è stato un semplice atto di forza, ma il risultato di una meticolosa “partita a scacchi” durata cinque mesi, condotta sotto il radar dei servizi di contro-intelligence venezuelani (SEBIN) e dei consiglieri russi e cubani presenti a Caracas.

La “Squadra Ombra”: 150 giorni a Caracas

Secondo fonti qualificate citate da Axios, il successo dell’operazione della Delta Force affonda le radici nel mese di agosto. Mentre la diplomazia ufficiale appariva in stallo, la CIA aveva già infiltrato sul campo una piccola squadra sotto copertura.

Questi agenti non hanno agito come unità paramilitari, ma come “osservatori invisibili”. Il loro compito: mappare la cosiddetta “routine dell’imprevedibilità” di Maduro. Per mesi, hanno monitorato i cambi di residenza, le frequenze radio, le abitudini alimentari e persino i protocolli di sicurezza privata del Presidente. È stata questa mole di “informazioni straordinarie” a trasformare un obiettivo considerato ad alto rischio in quello che gli esperti hanno definito, con una punta di iperbole, un “gioco da ragazzi”.

Il Pentagono e la CIA: una catena di comando corta

L’aspetto più rilevante dal punto di vista istituzionale è la gestione politica dell’operazione. Washington ha adottato un modello di “war room permanente”, riducendo al minimo la burocrazia decisionale.

Il coordinamento è stato gestito da un nucleo ristrettissimo di fedelissimi di Donald Trump:

• Marco Rubio (Segretario di Stato): Architetto della pressione diplomatica e profondo conoscitore delle reti di potere venezuelane.

• Pete Hegseth (Difesa): Responsabile della logistica militare e del dispiegamento della Delta Force.

• John Ratcliffe (CIA): Il garante del flusso informativo costante dal campo.

• Stephen Miller: Nel ruolo di trait d’union politico con la Casa Bianca.

Questa “cellula di crisi” ha operato in un regime di segretezza assoluta, con briefing quotidiani direttamente nello Studio Ovale. La vicinanza fisica e operativa tra i vertici ha permesso di validare l’intelligence in tempo reale, autorizzando il blitz nell’istante esatto in cui la “finestra di opportunità” si è aperta.

Analisi tecnica: Perché la Delta Force?

L’impiego della Delta Force (1st SFOD-D) suggerisce che l’obiettivo non era l’eliminazione, ma l’estrazione chirurgica. Operare in un ambiente urbano ostile come Caracas richiede capacità di infiltrazione silente che solo poche unità al mondo possiedono. L’obiettivo era duplice: catturare Maduro vivo per fini processuali e minimizzare i danni collaterali che avrebbero potuto incendiare la popolazione civile.

Il punto di vista dell’esperto

“Il vero successo non è stato il blitz notturno, ma la capacità della CIA di restare invisibile a Caracas per cinque mesi. In un regime paranoico come quello venezuelano, l’integrità operativa del team sul campo è stata un capolavoro di tradecraft.”

Cosa succede ora?

Mentre Maduro viene trasferito in una località protetta (probabilmente verso gli Stati Uniti per affrontare capi d’accusa legati al narcotraffico), resta l’incognita sulla reazione delle forze armate venezuelane. Il “vuoto di potere” è un terreno insidioso: l’intelligence americana rimarrà in stato di allerta massima nelle prossime 72 ore per prevenire colpi di coda dei fedelissimi del regime.

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