Bisturi di fuoco al policlinico di Siena ma le fiamme c’erano anche in passato
di Stefano Bisi.
Bisturi di fuoco alle Scotte. E’ di ieri sera una lunga lettera dei medici universitari che è pubblicata su queste pagine di sfogliamo.eu in cui dicono che “negli ultimi giorni il dibattito sulle assunzioni di personale universitario con fondi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese ha assunto toni che rischiano di semplificare eccessivamente una realtà complessa. Come professionisti impegnati quotidianamente nella cura dei pazienti, riteniamo utile richiamare il valore istituzionale di queste scelte e il loro significato per i cittadini”. Affermano che anche loro, come gli ospedalieri, vanno in corsia, visitano i pazienti, oltre a fare ricerca, e ricordano che senza le scuole di specializzazione la sanità andrebbe in crisi.
Anche in passato ci sono stati scontri tra universitari e ospedalieri ma, ai tempi della Prima Repubblica, i contrasti venivano mediati dai partiti in tutta Italia e Siena non faceva eccezione. Ricordo Benito Guazzi, autorità in campo politico e medico, che convocava i baroni universitari socialisti (Barni, Segre, Di Perri, Boggiano) e li faceva sedere allo stesso tavolo con gli ospedalieri (medici, infermieri, impiegati) per fare una sintesi. Altrettanto faceva Alberto Monaci in casa democristiana dove metteva d’accordo Adalberto Grossi e Walter Gioffrè e chiamava il socialdemocratico Giuseppe Gotti. Dai comunisti di viale Curtatone arrivavano più infermieri e amministrativi che baroni ma Aurelio Ciacci, insieme a Vittorio Meoni e Flavio Mocenni, triangolava con Guazzi e Monaci e alla fine l’ospedale che si trasferiva definitivamente dal Santa Maria della Scala alle Scotte era una “piccola Lourdes” come l’ha definita Vittorio Mazzoni della Stella, sindaco di Siena dall’83 al ‘90.






