Biennale, il caso Russia spacca l’Europa: Giuli non firma la protesta ma è gelo con Buttafuoco
Ariel Piccini Warschauer.
Il Padiglione Russia riapre i battenti ai Giardini, e la laguna si trasforma improvvisamente nell’epicentro di un terremoto diplomatico che scuote le fondamenta di Bruxelles. La decisione del Direttore della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di riportare Mosca nel circuito ufficiale della rassegna ha scatenato una reazione senza precedenti: la Commissione Europea e i ministri di Cultura ed Esteri di 22 Paesi membri su 27 hanno firmato un durissimo documento di condanna, minacciando il taglio dei fondi destinati alla kermesse veneziana.
Il “Grande Strappo” di Bruxelles
Non è solo una questione di estetica o di diplomazia culturale. Per l’Europa, il ritorno di Mosca è un “insulto inaccettabile” mentre il conflitto in Ucraina continua a insanguinare i confini dell’Unione. La lettera che circola nelle cancellerie parla chiaro: la partecipazione russa viene letta come una legittimazione del Cremlino. La minaccia di chiudere i rubinetti dei finanziamenti comunitari è il “bazooka” economico calato sul tavolo per costringere Venezia a un passo indietro.
Il silenzio dell’Italia e il bivio di Giuli
In questo scenario di altissima tensione, spicca un’assenza pesante in calce al documento di protesta: quella dell’Italia. Il governo Meloni ha scelto di non unirsi al fronte dei 22 firmatari, una mossa che espone il fianco a critiche interne ed esterne.
Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli si trova in una posizione scomoda, stretto tra la linea di governo e la fedeltà atlantista. Pur non avendo firmato il “ricatto” dei fondi, Giuli si è affrettato a prendere le distanze dalla scelta del Direttore:
“Pur rispettando l’autonomia della Biennale, non posso dirmi d’accordo con una decisione che appare intempestiva e politicamente divisiva”, filtrano fonti vicine al Collegio Romano.
Buttafuoco: l’intellettuale controcorrente
Al centro del mirino resta lui, Pietrangelo Buttafuoco. Il Direttore, intellettuale di lungo corso noto per la sua indipendenza e il rifiuto sistematico di piegarsi alle logiche del “politicamente corretto” o ai diktat del potere di turno, rivendica la natura della Biennale come spazio libero, franco e universale.
Per i suoi sostenitori, quella di Buttafuoco è una decisione coraggiosa, l’ultima trincea della cultura che si rifiuta di diventare un’arma bellica. Per i suoi detrattori, è un assist ingiustificabile a Putin. Ma Buttafuoco, fedele al suo profilo di studioso mai prono alle contingenze, tira dritto: l’arte, nel suo mondo, non può avere passaporti né restrizioni doganali.
Resta da capire se il prezzo di questa coerenza intellettuale sarà l’isolamento di Venezia o se, ancora una volta, la Laguna saprà resistere alla tempesta perfetta che spira dal Nord Europa.





