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Bambini per la pace, il filosofo Ciliberto e la marcia del 16 maggio a Firenze

Roberto Pizzi.

Il 21 gennaio scorso un articolo di Stefano Bisi, comparso su “Sfogliamo.eu”, aveva dato notizia che a Firenze  il Grande Oriente d’Italia si era fatto promotore di un incontro altamente simbolico avvenuto fra il rabbino Gad Piperno e l’imam Izzedin Elzir, svoltosi nel  Palazzo Valori-Altoviti-Sangalletti (o dei Visacci), sede della circoscrizione toscana della più importante fratellanza massonica d’Italia.

In occasione del Giorno della memoria del 27 gennaio scorso avevo dato cenno di  tale importante evento anche in un articolo dedicato proprio al ricordo della Shoa, esprimendol’auspicio che tali incontri si moltiplicassero in futuro, con altre adesioni, a partire dai rappresentanti della  terza Religione Rivelata (non presenti all’incontro dei “Visacci”), per dare senso concreto a quella parola “Religione”, che come noto deriva dal latino (religio – onis) e  significa  “religare – legare”, ossia stabilire un valore vincolante che unisca pacificamente tutta l’umanità, al di là di ogni credo.

Qualche giorno fa (il 2 aprile) è giunta notizia di un ulteriore passo in avanti in merito a questi incontri interreligiosi: un quotidiano nazionale pubblicava, nella prima pagina dell’inserto regionale toscano, un profondo articolo dal titolo  “Bambini in marcia per la pace – si afferma così un’idea diversa   del rapporto tra religioni, scritto da Michele Ciliberto, filosofo e storico considerato uno dei massimi esperti del pensiero di Giordano Bruno. Dell’autorevole studioso, Presidente dell’Istituto nazionale di Studi sul Rinascimento, già docente della Normale di Pisa, ricordo i titoli di alcune sue pubblicazioni: Figure in chiaroscuro. Filosofia e storiografia nel Novecento (Roma 2001); Giordano Bruno. Il teatro della vita (Milano 2007); Pensare per contrari. Disincanto e utopia nel Rinascimento (Roma 2007); Biblioteca laica. Il pensiero libero dell’Italia moderna (Roma, 2008).

Ebbene, in questo articolo Ciliberto  annuncia con piacere che il 16 maggio prossimo si terrà una marcia della pace guidata dai bambini e dalle scuole fiorentine, che esce dallo schema delle pure lodevoli – ma ormai abusate – camminate verso la meta umbra di San Francesco. Questa iniziativa, che si concluderà nell’abbazia di San Miniato al Monte – scrive Ciliberto –   “vuole proclamare un’altra idea della religione e del rapporto tra diverse fedi religiose, un rapporto imperniato sul reciproco riconoscimento e sulla reciproca solidarietà in nome del comune futuro dell’uomo” . A tale marcia parteciperanno stavolta tutti e tre i rappresentanti delle “fedi della città”: l’arcivescovo Gherardo Gambelli, l’abate padre Bernardo Gianni, l’imam Izzedim Elzir, il rabbino  Gadi Piperno. Sempre per lo studioso di Giordano Bruno, si tratta  “di un’ iniziativa controcorrente” in un grave momento in cui  il mondo è travagliato da guerre dove  politica e religione si intrecciano, con conseguenze devastanti per gli uni e per gli altri. Fenomeno, però, che  non è un eccezione, in quanto il passato è segnato da molte altre disastrose guerre di religione  che hanno avuto l’obiettivo “della distruzione del nemico, l’annientamento dell’avversario ridotto alla condizione di un animale da uccidere,  estraneo alla comunità”, tradendo proprio il significato della parola “religione”.

Perché non credere allora, in un mondo migliore nel quale – come recitano i versi di una famosa poesia di Kipling – si possa parlare fra fratelli a “cuore aperto di Religioni e di altre cose, riportandosi, ciascuno di noi, al Dio che conosce(..) meglio”, senza che nessuno si agiti eseparandoci serenamente dopo tante parole,  per tornare a casa, mentre “Maometto, Dio e Shiva gioca(no) stranamente a nascondino nelle nostre teste”?

Perché non credere, allora, che l’iniziativa presa a gennaio per favorire quell’ incontro tra il rabbino e l’imam nel palazzo dei “Visacci”, abbia stimolato a compiere un ulteriore passo in avanti nel riconoscimento reciproco, fra i rappresentanti delle tre religioni rivelate, con  questa passeggiata comune da Firenze a San Miniato in Monte?

Perché non credere, allora, che in un futuro non lontano, alla compagnia si aggiungano anche altri liberi pensatori, tutti accomunati per emancipare l’uomo dalla violenza e dall’intolleranza?

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