Arezzo, da Ducci a Ghinelli e ora la città cerca un nuovo sindaco
di Stefano Bisi.
Ivo Brocchi è un giornalista aretino di lungo corso, il Corriere di Arezzo e Teletruria lo hanno visto protagonista per decenni. Chi meglio di lui per fotografare la realtà attuale e il futuro?
Da Ducci a Ghinelli come e’ cambiata Arezzo?
“Sicuramente è cambiata tanto. Parliamo di più di mezzo secolo. Ducci è stato sindaco per 23 anni. Lo è stato quando a scegliere il primo cittadino erano i partiti. E questi governavano con lui perche le decisioni importanti le discutevano nelle sedi dei partiti che all’epoca erano di massa e collegiali. E in quei decenni Arezzo ha visto crescere e accompagnare da parte dell’amministrazione, la propria struttura. Tante fabbriche, tanti lavoratori, tanti quartieri abitativi con i loro servizi scolastici, ricreativi e sanitari. Si è passati da 60 a 90 mila abitanti in poco tempo. Poi è arrivata la crisi industriale dove si sono salvati solo coloro che avevano puntato su innovazione e ricerca. Ma il sistema ha retto, accompagnato da un cambiamento anche nel modo di vivere degli aretini: più lusso, più divertimento, sempre dedizione al lavoro, ma non solo a quello. Arezzo, dove il volontariato ha sempre retto, è però nel tempo diventata più arida. Famiglie spesso con un solo o nessun figlio, minore senso di comunità, condomini dove tanti non conoscono il vicino dipianerottolo. Mai più una chiave sulla porta di casa. Ma in compenso minimo due auto per appartamento. Laureati tanti, ma quasi tutti costretti a migrare a Firenze, Perugia, Siena, Bologna, Milano. E tanti, una volta laureati, si sono fermati in queste città. Arezzo ha superato i 100.000 abitanti nei primi anni 2.000 ed oggi è scesa a quasi 95.000”.
In campo culturale Arezzo e’ stata considerata la parente povera di Firenze e Siena. C’e’ un riscatto aretino?
“Tutti ne parlano, tutti propongono ricette, ma una vera svolta non c’è stata. Manca ad esempio una propria Università (presente in città quella di Siena con 3.000 studenti sia in campo umanistico che giuridico). E’ stata creata una apposita Fondazione comunale, che ha gestito eventi come l’anniversario dei 450 anni della morte di Vasari: ma non ha mosso le folle. Ha patrimoni di valore mondiale (Guido Monaco inventore delle note musicali, Petrarca, Michelangelo, Piero della Francesca), ma i numeri sono sempre pochi. Se chiedi agli aretini se hanno visitato le loro opere presenti, molti scrollano le spalle. Le manifestazioni sono solo per gli aretini stessi (Giostra del Saracino, stagioni musicali, praticamente per pochi intimi dopo l’ostracismo che ha fatto scappare Arezzo Wave). Regge la Fiera Antiquaria, per qualità e lunga storia (piu di mezzo secolo), ma c’è in giro una concorrenza spietata e ad Arezzo mai un progetto di sviluppo concreto”.
E la città del Natale?
“Funziona bene invece la città del Natale. Arezzo invasa da un milione di persone in un mese, per i giochi di luce, le giostre varie e soprattutto i mercatini tirolesi: il vero vantaggio (oltre far girare un po’ di affari) che fra quel milione di visitatori mordi e fuggi alcune migliaia scoprono la bellezza della città e tornano quando non c’è casino. Manca, a mio avviso, un progetto di visione, una idea di coinvolgimento capillare con l’Università, le associazioni e centri studi (troppi elitari), un approccio piu moderno per interessare chi ha meno di 40 anni, oggi totalmente disinteressato. Necessaria la creazione di circuiti virtuosi che propongano itinerari regionali e non solo cittadini che concentrano l’attenzione in Toscana solo su Firenze, Pisa e Siena (oggi ci comportiamo come nell’epoca dei Comuni). Ma non vedo tante teste illuminate”.
Nel 2026 si vota per il Comune. Chi vince?
“Se guardiamo le ultime regionali, le due coalizioni sono quasi alla pari. Ma per il Comune c’è di mezzo anche una lista civica guidata dall’ex deputato pd Marco Donati, che nel 2020 prese il 9 per cento e che ora punta a crescere, e sarà dirimente perchè prende voti soprattutto a sinistra con la quale non fa accordi. Quindi manderà i candidati di Csx e Cdx al ballottaggio. A quel punto conteranno non gli schieramenti, ma la qualità del candidato. Chi vince? Richiedimelo quando ci saranno i nomi ufficiali”.
Prova a fare l’identikit ideale di un candidato del centrodestra e di uno del centrosinistra.
“Ad Arezzo nelle elezioni dirette del sindaco dal 1995, è stato sempre eletto sindaco (sia a destra che a sinistra), un maschio, non giovane, libero professionista, ben inserito nella società bene. Arezzo è una città dalla mentalità conservatrice. Quindi penso che alla fine i due schieramenti seguiranno la tradizione. Ma chiedendomi invece quale è “l’identikit ideale”, ritengo ci vorrebbe il coraggio di una svolta. Il candidato è una persona e non si costruisce come un apparecchio. Va preso fra i cittadini e deve aver dimostrato nella sua vita di voler bene a questa città. Di avere voglia di confronto permanente con i suoi abitanti, che non si arrocchi, come spesso accade, dentro gli uffici dei palazzi pubblici. E che se sbaglia abbia il coraggio di ammetterlo. Deve far passare il messaggio di chi sa guardare lontano, capace di scelte forti per frenare l’emorragia di giovani, di politiche innovative e di sostegno e sviluppo delle aziende manifatturiere ancora colonna vertebrale della economia con capacità produttive per volumi a due cifre in miliardi di euro, che inventi una formula di attrazione di altre imprese, vista la posizione geografica strategica, le maestranze specializzate anche nelle piu moderne attività (robotica, recupero metalli attraverso la chimica, produzione di supporti per l’elettronica avanzata, alta moda da Bertelli a Ferragamo, agricoltura e post produzione (Aboca, Bonifiche Ferraresi, cantine Ricasoli), che interpreti l’urbanistica come elemento di vitalità e trasparenza, non di una gabbia nel quale il governo del territorio si sviluppa con varianti delle quali si scopre l’esistenza solo a cose fatte”.
Niente male come profilo di sindaco.
”L’identikit, come vedi, è lontano dal modello che da 30 anni ha sempre vinto ad Arezzo. E siccome Arezzo è ferma e in decadenza, forse questo sarebbe il momento di cambiare e cercare la donna o l’uomo giusto che proponga una squadra qualificata e un cambiamento forte e credibile. Ma anche nella testa di chi sceglie la guida della città, non solo nei partiti che non rappresentano più una cinghia di trasmissione fra la cittadinanza e i Palazzi”.
Esiste un aretino così?
“Esiste un soggetto di questo genere? Certo, ma chi mantiene il potere, non ha voglia di trovarlo e passare la mano. E i cittadini elettori (spaventosa l’astensione) sono corresponsabili, spesso chiusi o nelle loro paure al cambiamento o soddisfatti di piccoli vantaggi acquisiti”.






