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Alla ricerca di una cultura politica che rifletta sul futuro con una visione larga

di Alessandro Palumbo.

In una epoca di straordinari e velocissimi cambiamenti culturali, geopolitici, che mettono in discussione la stessa struttura dello Stato e le sue forme democratiche si sente la mancanza di una cultura e di una politica che rifletta sul futuro con una visione larga e profonda. A partire dal dopoguerra la cultura cattolica è stata vivace partendo dalla riflessione sul ruolo dei cattolici in politica, sul rapporto con la laicità, con lo Stato, con il marxismo.

Dossetti e i professorini con una visione di profondo rinnovamento culturale e De Gasperi con il suo cattolicesimo liberale ancorato all’occidente hanno ispirato la discussione di riviste come Civiltà Cattolica, Cronache sociali, successivamente dopo il Concilio Vaticano il rapporto con la modernità ha ispirato la riflessione di gruppi come l’Azione Cattolica, l’Opus Dei, Comunione e liberazione, politici come Moro o sul fronte sociale sindacalisti come Donat Cattin o Carniti.

La cultura di sinistra ha vissuto la stessa vivacità, sul fronte comunista riviste come Rinascita hanno contribuito alla costruzione di un comunismo nazionale, ma hanno anche vissuto la rottura con Pavese con Vittorini, il manifesto del ‘56, la nascita del gruppo del Manifesto con la sua idea di un marxismo creativo. La grande rottura del ‘68 e dell’autunno caldo con la nascita del terrorismo, con la elaborazione del compromesso storico con Berlinguer come compromesso alto tra cultura cattolica e masse operaie.

Contestualmente si sviluppava una cultura libertaria e eterodossa, con Pasolini, Sciascia, la critica alla ipocrisia borghese, l’impegno civile. Politici come Pannella portavano la discussione sui diritti civili, sulla liberazione sessuale.

I socialisti dopo la rottura di Nenni con Saragat acceleravano il percorso di revisione culturale sino al fondamentale saggio di Craxi su Marx e Proudhon (scritto da Pellicani) e l’ancora attuale saggio sui meriti e bisogni che affrontava i temi del cambiamento sociale e di una nuova struttura delle classi, attualizzando la visione di Rosselli. Riviste come Mondoperaio diretta da Coen era la palestra per giovani intellettuali che rimettevano in discussione le fondamenta della sinistra.

La Rai ci proponeva un confronto di Bettino Craxi con intellettuali come Ronchey, Guttuso, Strehler, Arbasino, un dibattito storico sul fascismo tra De Felice e Mac Smith.

Un periodo che pur attraversato da mille difficoltà, mille tensioni, stragi e terrorismo, era fecondo di dibattiti, idee, innovazioni, eresie. Purtroppo cosi non è per il nostro periodo, una riflessione nata dal becero scontro tra due intellettuali di destra Veneziani e Giuli.

Nel momento storico in cui le forze di destra si trovano per la prima volta a governare l’Italia ci si aspetterebbe un profondo sforzo di cultura politica, una elaborazione sul passaggio tra cultura di opposizione e cultura di governo, invece produce solo un battibecco tra comari.

Invece di citare sempre a sproposito Tolkien ci si aspettava una rilettura critica del passato per approdare ad una visione moderna, una coniugazione dei miti del passato con la realtà di un mondo che quei miti (Dio Patria e Famiglia) li sta coniugando in modo differente. Intellettuali di destra come Buttafuoco, Cardini non hanno saputo proporci nulla. Si assiste a un chiacchiericcio imbellettato da un uso sapiente dei social che ci consegna un vuoto di idee preoccupante, lo stesso tema della giustizia, cruciale in Italia sia sotto il profilo della sicurezza che sotto il profilo della civiltà giuridica viene gestito come una clava.

Anche a sinistra si assiste a un vuoto preoccupante di idee. La rapidità della trasformazione sociale, i processi geopolitici che mettono in discussione i nostri valori, il tema della immigrazione e delle culture intolleranti che ne seguono sono gestiti solo sotto il profilo della “remunerazione” elettorale sino a sposare movimenti e tesi che contraddicono l’essenza stessa della sinistra. La cultura politica di politici come Schlein o Conte (nella foto) è rimasta a quella delle assemblee studentesche o dell’assistenzialismo più becero.  Renzi e Calenda si muovono su un giovanilismo wannabe.

Le sfide cruciali delle guerre o della intelligenza culturale che dovrebbero portare a elaborare una cultura basata sul tema della difesa democratica vedono una cultura che liscia il pelo alla pancia delle persone rinunciando ad ogni ruolo pedagogico o di leadership. Influencer hanno preso il posto non solo delle riviste ma anche dei giornali e l’elite politica si adegua a quel livello.

Nell’immediato il panorama è sconfortante, ma la velocità dei cambiamenti e i pericoli che incombono renderanno necessario un cambio di passo e sarà il momento in cui la capacità di risposte obbligherà a riprendere a ragionare, forse è il momento di riprendere la famosa frase di Mao:  “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”.

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