Al Monte partita aperta tra promozioni e bocciature con Siena che non mette neppure il bercio
Nonostante il doppio endorsement dei proxy, il fronte alternativo alla lista per il cda della Banca Monte dei Paschi non arretra e StartMag delinea lo scenario. Pierluigi Tortora, in un’intervista a Mf, rivendica la scelta di presentare una propria lista, con Luigi Lovaglio (nella foto) come ad, e racconta anche i retroscena della decisione. “Il mio gruppo, Plt Holding, ha al suo interno una family office da 700 milioni di euro, e una parte dei nostri investimenti li facciamo in azioni ad alto dividendo per finanziare la crescita del nostro settore industriale”, spiega, ricostruendo il percorso che lo ha portato a interessarsi a Mps.
La discesa in campo arriva dopo l’esclusione di Lovaglio dalla lista del cda: “Mi sono detto: ma perché non proviamo a pensare a una lista aperta al mercato? Così è nata”. Una costruzione rapida, rivendicata come tale: “In pochi giorni l’abbiamo pensata e contattato i candidati”.
Tortora insiste molto sulla logica industriale dell’operazione e sulla centralità del piano: “Credo che il mercato possa premiare la bontà della lista, la trasparenza, la coerenza ad un progetto nel quale il mercato e non solo si è già espresso”. E fissa anche un obiettivo numerico: “Con il 20-22% ce la giochiamo”.
A suo dire è garantito anche il sostegno di investitori internazionali: tra i fondi che hanno già dato fiducia alla lista cita BlackRock, Norges Bank e Vanguard. E non manca una lettura critica dei proxy: “Nel giudizio di ISS ho notato così tante contraddizioni che uno non si spiega come un team di esperti possa cadere in certi errori”.
Infine, un passaggio sui dubbi regolamentari che hanno accompagnato la candidatura di Palermo: la scelta del cda, ricorda Tortora, è maturata anche “fra i dubbi della vigilanza Bce per la mancanza di esperienza bancaria”.
Al centro della contesa resta comunque Luigi Lovaglio. Per Glass Lewis, una sua eventuale reintegrazione “potrebbe introdurre ulteriori elementi di incertezza”, soprattutto nella fase di attuazione della governance.
Ma il tema è anche politico-azionario. Secondo ricostruzioni già emerse e riportate da StartMag, l’amministratore delegato uscente sarebbe stato poco gradito ad alcuni azionisti rilevanti, tra cui Francesco Caltagirone, contribuendo così a rendere più fragile la sua posizione nel processo di rinnovo del board.
Dal fronte opposto, però, la lettura resta diversa. Tortora difende la continuità rappresentata da Lovaglio e contesta apertamente il giudizio dei proxy, parlando di “contraddizioni” nelle valutazioni.
Il quadro che emerge è quello di un confronto tutt’altro che definito alla vigilia dell’assemblea del 15 aprile. I proxy advisor hanno indicato una direzione chiara, premiando l’equilibrio della lista del cda e il profilo di Palermo, ma senza evitare rilievi critici sul processo.
Dall’altra parte, la lista alternativa continua a fare leva su una parte del mercato e su una narrazione diversa della continuità e della governance.
In mezzo, come spesso accade a Siena, resta una partita che va oltre i nomi: una questione di equilibri, visioni e, soprattutto, di potere. Fin qui StartMag, ma in questa partita manca un protagonista: Siena. La città guarda distaccata quello che succede a Rocca Salimbeni, come impotente ma, come dicono sulle lastre, almeno il bercio potrebbe metterlo.





