A Meloni non piacciono i governi tecnici che hanno fatto “cose”
Paolo Mazzanti su InPiù parla della proposta di nuova legge elettorale. E’ stato ribattezzato “Stabilicum” il progetto di nuova legge elettorale presentata ieri su cui la maggioranza trovato l’accordo. Un termine che indica l’ossessione della premier Meloni per la stabilita’ del (suo) governo, la conferma del bipolarismo che esclude un terzo polo e l’odio per i governi tecnici (Dini, Monti, Draghi) che, nati da situazioni di ingovernabilità ma con maggioranze forzate molto ampie, hanno comunque reso servizi preziosi al Paese: Dini e Monti hanno varato in due tempi la riforma delle pensioni, Draghi (nella foto) ha varato il Piano Pnrr per utilizzarli i 194 miliardi europei ottenuti da Conte.
Va rilevato che la ricerca della stabilita’ rischia di comprimere la rappresentanza, con rischio di incostituzionalità. Si aboliscono i collegi uninominali (che potrebbero non garantire una maggioranza certa), sostituiti da un elevato premio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori, con un tetto del 60% dei seggi) per la lista che arriva prima superando il 40% e, se nessuna raggiunge il 40%, si prevede addirittura il ballottaggio tra le prime due liste che superino il 35%. Inoltre, per la contrarieta’ di Fi e Lega, la bozza non prevede le preferenze, anche se FdI si e’ riservata di presentare un emendamento in Parlamento per introdurle. Infine, non c’è il nome del candidato premier sulla scheda (anche questo a rischio incostituzionalità), ma l’indicazione del capo della lista nel programma da presentare al Viminale e da indicare come premier al Capo dello Stato. E cio’ costringerebbe il centrosinistra a scegliere il proprio candidato premier prima delle elezioni. Forse anche per questo Schlein ha giudicato “irricevibile” lo Stabilicum.


