Dopo la Festa del Primo Maggio e il ponte c’è da occuparsi dei problemi del lavoro
Giuseppe Roma su InPiù scrive che dopo la festa del Primo Maggio e il ponte c’è da occuparsi dei problemi del lavoro. La “Festa dei lavoratori” del Primo Maggio si è andata trasformando, nel tempo, da momento un po’ serioso di mobilitazione politico-sindacale per affermare il valore sociale e personale del lavoro, in occasione di comunicazione pubblica. Da 36 anni con grande successo, specie presso le giovani generazioni, piazza San Giovanni a Roma (quella dei grandi comizi sindacali) ospita un concerto ormai conosciuto e apprezzato a livello internazionale, che anche quest’anno è’ stato un successo. E da qualche anno persino il governo festeggia con un decreto sulle politiche per il lavoro. Una specie di cadeau istituzionale a sindacati e datori di lavoro. Bene per festeggiamenti e riti propiziatori, benissimo per incentivi e riconoscimento dei problemi come quello salariale. Ma, purtroppo, incidono molto poco sulle gravi carenze che affliggono il nostro mercato del lavoro.
Partiamo da un indubbio risultato positivo con l’aumento di 1,1 milioni di occupati in più negli ultimi 10 anni. Purtroppo, si tratta di un incremento insufficiente a farci scalare qualche posizione in Europa come tasso d’occupazione. Non solo siamo ultimi nella UE, ma la distanza dal valore medio europeo è seppur leggermente peggiorata da 8,3 punti del 2016 agli 8,5 attuali. D’altronde, l’Italia registra il valore massimo in assoluto di adulti fuori dal perimetro lavorativo: 12,4 milioni, pari al 21% dei residenti contro il 12% della Germania, il 15% della Francia e il 17% della Spagna. La durata della vita lavorativa è in Italia più bassa rispetto agli altri grandi Paesi europei nonostante l’età di pensionamento sia più elevata. In Germania si lavora 40 anni, in Francia 38, in Spagna 37 nel nostro paese in media 33 anni, a causa di un più tardivo accesso al lavoro. In pratica, abbiamo più esclusi dal lavoro e partecipiamo per meno tempo alla creazione della ricchezza nazionale. Sono tante le questioni che intersecano le problematiche strettamente lavorative. Il progressivo invecchiamento degli occupati, privato dalla spinta in avanti delle giovani generazioni tende a ridurre la dinamicità delle prestazioni lavorative. Il più basso impiego delle tecnologie digitali impatta sulla produttività, condizionando negativamente la crescita dell’economia, dei redditi e dell’occupazione, La mortificazione del merito e l’opacità dell’accesso a molti settori produttivi e alla pubblica amministrazione sottraggono al nostro sistema risorse con alte competenze e forte motivazione, spingendole verso l’estero. Insomma, dopo la festa, sforziamoci di agire seriamente alla ricerca delle risposte che ancora ci mancano.





