Pugno di ferro di Trump, non è il tempo delle diplomazie felpate
Ariel Piccini Warschauer.
Non è il tempo delle diplomazie felpate, ma quello della “Epic Fury”. Donald Trump torna a farsi sentire su Truth Social con la forza d’urto di un uragano, confermando che l’operazione militare contro il regime degli Ayatollah non solo prosegue, ma non si fermerà finché Washington non avrà ottenuto ciò che vuole: la neutralizzazione totale della minaccia iraniana.
Il tono è quello del Commander-in-Chief che non ammette repliche. C’è il dolore, profondo, per i tre soldati americani caduti in azione — «veri patrioti che hanno dato la vita per la nostra libertà» — ma non c’è ombra di esitazione. Anzi, Trump lo dice chiaramente: «Probabilmente ci saranno altre vittime, ma la missione è nobile e necessaria». È il realismo crudo di chi sa che la pace nel Mediterraneo allargato e nel Golfo passa necessariamente attraverso lo smantellamento del potenziale bellico di Teheran.
Obiettivo: Tabula Rasa
La strategia è limpida, quasi chirurgica nella sua brutalità politica. L’America punta a incenerire l’industria missilistica iraniana e ad annichilire la sua flotta. «Non permetteremo a un regime radicale e malvagio di minacciare il suolo americano con armi nucleari», ha scandito Trump. I raid, che hanno già colpito oltre 1.000 obiettivi sensibili, mirano a lasciare i Pasdaran senza opzioni: o la resa, con la promessa di un’immunità che sa di ultima chiamata, o «una morte certa».
L’appello al popolo persiano
Ma la vera bomba politica Trump la lancia ai cittadini iraniani, esortandoli a «riprendersi il proprio Paese». È il sogno, mai celato, di un regime change che nasca dalle ceneri dei centri di comando colpiti dai B-2 americani. Mentre a Teheran si contano i danni e si piangono i vertici eliminati nei primi raid — tra cui, secondo alcune fonti, figure apicali della teocrazia — Washington tira dritto.
L’alleanza con Israele è d’acciaio, gli obiettivi sono fissati e il tempo delle trattative estenuanti sembra appartenere a un’altra epoca. Trump ha scelto la via della forza per ridisegnare il Medio Oriente, convinto che solo un’Iran senza denti possa garantire la sicurezza dell’Occidente. La “Epic Fury” è appena iniziata, e il messaggio che arriva dalla Florida è inequivocabile: l’America è tornata a fare l’America. Senza chiedere scusa.


