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Il calcio italiano lancia l’offensiva contro infiltrazioni e violenza

Ariel Piccini Warschauer.

Non è più tempo di compromessi. Il calcio italiano ha deciso di giocare la partita più difficile — quella contro il crimine organizzato e la violenza ultrà — con un modulo tutto nuovo: tecnologia estrema e pugno di ferro. Ieri, nel silenzio istituzionale di Palazzo San Macuto, Beppe Marotta ha tracciato il solco. Il presidente dell’Inter, audito dal Comitato della Commissione parlamentare Antimafia, ha parlato a nome di un sistema che non vuole più essere ostaggio di dinamiche che nulla hanno a che fare con il pallone.

L’OCCHIO ELETTRONICO E LA SVOLTA TECNOLOGICA

Il punto focale della proposta è lo sblocco del riconoscimento facciale. Non si tratta solo di telecamere, ma di un sistema integrato ai tornelli che incroci i dati biometrici con il biglietto nominativo. “L’obiettivo è rendere lo stadio un luogo sicuro dove chi sbaglia ha un nome, un cognome e un volto certo” – è il senso del discorso del numero uno nerazzurro.

Ma la rivoluzione passa anche per la gestione umana. Le società chiedono che gli steward non siano più semplici “facilitatori”, ma ricevano lo status giuridico di incaricati di pubblico servizio. Più tutele, più autorità, più prevenzione. IL “MODELLO TEDESCO”: FERMO IN FLAGRANZA

Tra le proposte che hanno riscosso più interesse nel Comitato guidato da Walter Verini (Pd), c’è l’importazione del sistema tedesco: la creazione di locali di sicurezza — vere e proprie celle — all’interno degli impianti. Chi lancia un fumogeno, chi aggredisce, chi devasta, non viene solo espulso, ma fermato immediatamente.

A questo si aggiunge la Black List: un elenco di “indesiderati” gestito direttamente dai club. Se sei un soggetto ritenuto pericoloso, anche se la magistratura non ti ha ancora colpito con un Daspo, la società può negarti l’ingresso. Un diritto di esclusione simile a quello dei club privati.

IL CASO MILANO E LE INCHIESTE

L’audizione di Marotta è stata inevitabilmente segnata dai recenti fatti di cronaca milanese, tra omicidi e infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle curve di San Siro. Il senatore Verini ha lodato la collaborazione dell’Inter e degli altri club (già auditi Juventus e Milan), sottolineando come la trasparenza sui rapporti con i tifosi, il merchandising e i parcheggi (spesso appaltati a società terze verificate) sia l’unica via per recidere il cordone ombelicale con la malavita.

COSA SUCCEDE ORA?

Il “tour” delle audizioni non è finito. Entro metà marzo sfileranno i patron di Lazio, Napoli, Atalanta e Verona. Il gran finale spetterà a Giovanni Melillo, Procuratore Nazionale Antimafia. Poi, la palla passerà al Governo: la relazione finale della Commissione diventerà la base per un nuovo pacchetto di leggi “Salva-Calcio”.

Il messaggio che esce dal Palazzo è potente: il calcio non vuole più voltarsi dall’altra parte. La partita per la legalità è appena cominciata.

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