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“Unione Europea terrorista”, l’Iran alza il tiro

Ariel Piccini Warschauer.

La diplomazia lascia spazio alle minacce. L’annuncio dell’Unione Europea di voler inserire i Pasdaran — il corpo d’élite delle Guardie Rivoluzionarie — nella “black list” delle organizzazioni terroristiche ha scatenato un vero e proprio terremoto politico a Teheran. La risposta del regime degli Ayatollah non si è fatta attendere ed è arrivata con i toni gelidi e minacciosi tipici dello Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane.

“Conseguenze sui politici europei”

In una nota ufficiale diffusa dall’agenzia Irna, i vertici militari di Teheran hanno condannato senza appello la mossa di Bruxelles, definendola una «azione irrazionale e irresponsabile». Ma è l’avvertimento finale a far tremare le cancellerie del Vecchio Continente: «Le pericolose conseguenze di questa decisione ostile e provocatoria — si legge nel comunicato — ricadranno direttamente sui responsabili politici europei». Una minaccia neanche troppo velata che sposta lo scontro dal piano delle sanzioni economiche a quello della sicurezza geopolitica e interna ai singoli Paesi europei.

Il fronte diplomatico

Anche il Ministero degli Esteri iraniano ha rincarato la dose, tacciando l’Europa di «ipocrisia». Secondo Teheran, l’Ue si sarebbe piegata alle pressioni dei «sostenitori guerrafondai» negli Stati Uniti e in Israele. «Gli europei dovrebbero essere ritenuti responsabili di questa misura offensiva», tuona il portavoce del ministero, ribadendo che i Pasdaran sono una forza armata ufficiale e che ogni attacco alla loro legittimità è un attacco alla sovranità dell’intero Paese.

L’asse Roma-Bruxelles

La decisione europea, che ha visto l’Italia in prima linea con le recenti dichiarazioni del ministro Tajani, è figlia della repressione interna che da mesi insanguina le strade dell’Iran. Ma se da un lato Bruxelles cerca di isolare il regime colpendo i suoi uomini chiave e le sue risorse finanziarie, dall’altro si espone al rischio di ritorsioni dirette. Tra minacce di chiusura dello stretto di Hormuz e il potenziamento del programma nucleare, la partita nel Golfo Persico si fa sempre più rischiosa.

Mentre l’Ue inasprisce le sanzioni per dare un segnale di fermezza sui diritti umani, Teheran risponde alzando il tiro. Resta da capire se l’Europa sia pronta a gestire il “conto” interno che gli Ayatollah promettono di presentare, con minacce nemmeno troppo velate di azioni terroristiche. 

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