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Trump gela la guerra, stop di Putin ai raid sull’Ucraina per il grande freddo

Ariel Piccini Warschauer.

Mentre l’inverno ucraino morde con temperature che sfidano la sopravvivenza, Donald Trump si prende la scena mondiale con quella che definisce “l’arte del negoziato” applicata al fango e al gelo delle trincee. Il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato, durante una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, di aver ottenuto da Vladimir Putin una promessa che in molti ritenevano impossibile: il silenzio delle armi su Kiev e sulle principali città ucraine per almeno una settimana.

La “telefonata del gelo”

“Ho chiesto personalmente al presidente Putin di non aprire il fuoco su Kiev durante questo periodo di freddo estremo, e lui ha accettato”, ha dichiarato Trump con il consueto tono di chi ha rotto un tabù diplomatico. Il tycoon ha rivendicato il successo contro lo scetticismo dei suoi stessi consiglieri: “Molti mi dicevano: ‘Non sprecare la telefonata, non otterrai nulla’. E invece lui l’ha fatto. È stato un gesto molto bello”.

La motivazione è prettamente umanitaria, ma il valore politico è immenso. Con le infrastrutture energetiche ucraine al collasso e il termometro che segna picchi di gelo insostenibili, una settimana senza missili significa dare respiro a una popolazione stremata. “L’Ucraina quasi non ci credeva”, ha aggiunto Trump, sottolineando la sorpresa di Kiev di fronte alla disponibilità del Cremlino.

Il “grazie” di Zelensky

La conferma, carica di sollievo, è arrivata via social da Volodymyr Zelensky. Il leader ucraino ha definito l’annuncio una “dichiarazione importante”, legandola ai colloqui avvenuti recentemente negli Emirati Arabi Uniti tra le delegazioni russa e ucraina. “L’approvvigionamento energetico è fondamentale per la vita”, ha scritto Zelensky su X, “Apprezziamo gli sforzi dei nostri partner. Grazie, Presidente Trump!”.

Per il leader di Kiev, questa pausa non è solo un atto caritatevole, ma una finestra tattica per dimostrare che la de-escalation è possibile. “Ci aspettiamo che gli accordi vengano attuati”, ha ammonito, guardando con speranza alla ripresa dei negoziati prevista per la prossima settimana.

Verso il “Protocollo di Sicurezza”

Ma non c’è solo l’emergenza umanitaria. Dietro le quinte, la macchina diplomatica di Washington lavora a pieno ritmo. Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca, ha lanciato segnali di ottimismo concreto: “Abbiamo un accordo sul protocollo di sicurezza e sulla prosperità che è in gran parte completato”.

L’obiettivo dell’amministrazione Trump è chiaro: trasformare questa “tregua del freddo” in una base solida per un accordo duraturo. Se la promessa di Putin reggerà alle prossime 168 ore, il mondo potrebbe trovarsi di fronte alla prima vera crepa nel muro di un conflitto che dura ormai da quasi quattro anni. Trump ha giocato la sua carta; ora la parola passa al gelido silenzio delle batterie missilistiche russe.

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