Melania scende in campo: “Basta violenza, l’America torni unita”
Melania scende
Ariel Piccini Warschauer.
Mentre l’America del 2026 si ritrova a fare i conti con nuove ferite aperte e tensioni sociali mai sopite, è Melania Trump a farsi carico del messaggio più difficile: quello della riconciliazione. In un momento di altissima tensione, segnato dai tragici scontri tra civili e agenti dell’ICE (l’agenzia per l’immigrazione) che hanno già causato due vittime in questo inizio d’anno, la First Lady ha scelto i microfoni di Fox News per lanciare un appello accorato alla nazione.
L’appello alla pace
«Dobbiamo unirci. Lo chiedo con forza: serve unità in questo Paese», ha scandito Melania, con il consueto stile sobrio ma risoluto. La First Lady ha rivelato il dietro le quinte della gestione della crisi a Minneapolis, confermando che il Presidente Donald Trump è in costante contatto con il sindaco della città e con il governatore del Minnesota, Tim Walz. L’obiettivo è chiaro: evitare che la protesta degeneri nel caos delle rivolte. «Stanno lavorando insieme per garantire che tutto resti pacifico. Manifestate, ma fatelo in pace», è il monito rivolto alle piazze.
Il ruolo di «consigliera ombra»
L’intervista è stata anche l’occasione per fare luce sul ruolo di Melania all’interno della Casa Bianca, spesso oggetto di speculazioni. Con la consueta franchezza, ha descritto il suo rapporto con il Tycoon: «Gli do i miei consigli, gli dico sempre ciò che penso. A volte mi ascolta, altre volte fa di testa sua. Ma io sono comunque al suo fianco». Un ruolo di consigliera critica, dunque, che emerge con forza anche nel trailer del suo nuovo documentario, Melania, dove si vede la First Lady spingere il marito a inserire le parole «pacificatore» e «unificatore» nel suo discorso di insediamento del 2025.
Il documentario: la verità di Melania
La proiezione privata del film è avvenuta sabato scorso nella East Room, davanti a una platea ristretta di familiari e amici intimi. La pellicola, che uscirà ufficialmente il 30 gennaio, promette di mostrare «una storia mai raccontata prima», concentrandosi sui venti giorni che hanno preceduto il ritorno di Trump alla presidenza.
Le telecamere l’hanno seguita ovunque, catturando i momenti di riflessione e le scelte estetiche e politiche. Un dettaglio su tutti ha colpito i pochi eletti che hanno assistito alla proiezione: il trailer si apre con l’immagine iconica della First Lady nel giorno dell’insediamento, avvolta in un cappotto blu navy con un cappello a tesa larga, un’immagine di eleganza che nascondeva, però, una frenetica attività di “dietro le quinte”.
Nel documentario emerge chiaramente il suo ruolo di consigliera strategica. È stata lei, secondo le indiscrezioni confermate dal film, a insistere affinché il marito Donald usasse parole come “pacificatore” (peace-maker) e “unificatore” nel suo discorso al Campidoglio. Una Melania, dunque, meno spettatrice e più protagonista della linea politica del marito.
La sorpresa: «I Biden? Persone molto gentili»
L’aspetto forse più inatteso emerso dalle parole di Melania riguarda il rapporto con i predecessori. In un clima politico che molti definirebbero di “guerra civile fredda”, la First Lady ha usato parole di inusuale cortesia verso Joe e Jill Biden.
«Sono stati molto gentili… è stata una giornata molto speciale quella che abbiamo trascorso insieme al Campidoglio», ha dichiarato Melania.
Un’affermazione che scavalca le barricate ideologiche e restituisce l’immagine di un passaggio di consegne che, almeno sul piano personale, è stato improntato al rispetto e al decoro istituzionale. Parole che suonano come un invito alla distensione rivolto a tutto il Paese: se i leader possono essere civili tra loro, perché non dovrebbero esserlo i cittadini?
Tra pubblico e privato
Il film non ignora la complessità del suo ruolo. «Gli dico cosa penso, a volte ascolta, altre no», ha ammesso con un sorriso che mescola realismo e lealtà. Mentre il Presidente affronta le sfide interne e le emergenze a livello internazionale, Melania sembra voler tracciare un percorso parallelo: quello di una donna che, pur mantenendo un basso profilo pubblico, non rinuncia a influenzare il destino della nazione, cercando di smussare gli angoli più duri della politica trumpiana.






