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Il tarlo della guerra è entrato nelle nostre menti e soprattutto in quelle dei più giovani

Franco Adriano su Italia Oggi parla di un ‘rischio guerra più percepibile’: “Il tarlo della guerra – scrive – si è insidiato nelle nostre menti. Può l’Italia finire coinvolta in un conflitto per il quale i nostri giovani saranno chiamati con gli scarponi sul terreno (e perciò a mettere in gioco la loro vita)? Tra i giovani intorno ai vent’anni se ne parla ed anche parecchio, mi è stato riferito. Per ora, si può cogliere solo un grosso punto interrogativo, persistente, al quale nessuno può rispondere. Comunque, non se ne va e perciò viene confidato agli amici veri, quando si abbandona il chiacchiericcio sulle bazzecole e il discorso si fa più serio. Nulla a che vedere, per fortuna, con la malefica retorica dei giovani interventisti, entusiasti e inconsapevoli, che ha caratterizzato tanta gioventù in Europa prima delle due grandi guerre. Piuttosto, una lenta presa di coscienza, caratterizzata da una certa paura e disorientamento, visto che in tutti si fa strada la convinzione che tutto oggi può davvero succedere. Allora viene da pensare che la pace duratura, che abbiamo vissuto, fosse solo apparente, celata sotto il velo un po’ ipocrita di un galateo internazionale di cui è vero che si sta facendo strame, ma almeno la realtà si sta mostrando qual è. Le guerre degli anni ’90 dello scorso secolo: nei Balcani, in Croazia, Bosnia (con il massacro di Srebrenica) e Kosovo ed anche quella devastante tra Russia e Cecenia, oggi esse assumerebbero un impatto sui paesi europei molto diverso dal passato, in termini di coinvolgimento non solo emotivo. Per non parlare della guerra in corso in Ucraina, iniziata formalmente nel 2022 con l’invasione russa in larga scala, ma con radici nel 2014 con l’annessione della Crimea e la guerra nel Donbass, la quale, se non viene fermata, può generare un effetto trascinamento. Fanno bene, dunque, i giovani a porre questo tema e dovrebbero farlo non soltanto fra di loro ma pubblicamente. Perché, ben presto, a giudicare dalle diffuse lamentele sulla scarsità dei nostri eserciti, non appena sarà acquisita da tutti la necessità di un riarmo generale, il concetto di ‘volenterosi’ non basterà più. A ciascun giovane in forze potrà essere posto il dilemma della difesa dell’onore (e della libertà) o gli verrà instillato il dubbio di essere un vigliacco. Potrebbero esserci delle ragioni forti per porre una questione drammatica come questa. Quello – conclude Adriano – sarà il momento in cui occorrerà aver maturato una risposta”.

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