Trump gela Teheran: “L’Armata è pronta”. E l’Iran minaccia: “Sarà guerra totale”
Ariel Piccini Warschauer.
Il guanto di sfida è lanciato. Tra Washington e Teheran il clima non è mai stato così elettrico, con Donald Trump che torna a usare il linguaggio della forza per piegare le resistenze della Repubblica Islamica. Il messaggio arrivato via social e ribadito dalle cancellerie è inequivocabile: il tempo della diplomazia rassegnata è finito, ora parla la flotta con il suo linguaggio muscolare.
L’ultimatum di The Donald
Trump non ha usato giri di parole. Sfruttando le recenti aperture (giudicate “insufficienti”) del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il Presidente americano ha ricordato che una vera e propria “armata” navale, guidata dalla portaerei USS Abraham Lincoln, è già posizionata nell’Oceano Indiano, pronta a convertire la pressione politica in azione militare.
“Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative per un accordo equo: NIENTE ARMI NUCLEARI. Il tempo stringe!”, ha tuonato Trump. Il riferimento non è solo verbale. Il Presidente ha rievocato l’operazione “Midnight Hammer” dello scorso giugno, quando raid americani colpirono siti sensibili iraniani: “Il prossimo attacco sarà molto peggiore”, è il monito che gela Teheran.
La replica di Teheran: “Nel mirino Tel Aviv”
La risposta iraniana non si è fatta attendere, affidata ai falchi del regime. Ali Shamkhani, consigliere della Guida Suprema Khamenei, ha liquidato l’ipotesi di un “attacco limitato” come un’illusione: “Qualsiasi azione militare americana sarà considerata l’inizio di una guerra totale”.
L’Iran minaccia una reazione “senza precedenti” che non colpirebbe solo le basi americane nella regione, ma punterebbe direttamente al “cuore di Tel Aviv”. Una strategia del terrore che si riflette anche nelle strade della capitale, dove sono ricomparsi manifesti propagandistici che ritraggono missili iraniani mentre affondano le portaerei a stelle e strisce.
La macchina bellica e il “Wi-Fi del cielo”
A conferma che non si tratti solo di schermaglie verbali, gli Stati Uniti hanno dispiegato nell’area anche l’E-11A, un sofisticatissimo velivolo noto come il “Wi-Fi del cielo”. Questo aereo funge da nodo centrale per le comunicazioni, permettendo a droni, navi e reparti speciali di coordinarsi in tempo reale anche in ambienti elettronici ostili e di colpire in modo simultaneo e devastante. È lo strumento necessario per orchestrare un attacco complesso e coordinato.
Diplomazia in bilico
Mentre il Segretario di Stato Marco Rubio tenta di mantenere uno spiraglio aperto (“Spero non si arrivi all’opzione militare, ma dobbiamo prevenire attacchi ai nostri alleati”), i mediatori regionali sono al lavoro. Qatar, Egitto e Turchia premono per una de-escalation, temendo che la scintilla tra Trump e gli Ayatollah possa incendiare l’intero Medio Oriente. Ma con la Lincoln a un passo dalle acque territoriali iraniane e i droni americani che sorvegliano i siti nucleari, la sensazione è che la parola definitiva spetti ormai ai comandanti in capo.






