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Niscemi, nel borgo sospeso sull’abisso la visita di Meloni e Schifani

Ariel Piccini Warschauer.

La premier sorvola le zone colpite dal ciclone Harry. Il governatore siciliano: “Il paese rischia di crollare, serve un piano di ricostruzione lontano dalla frana”.  Il boato della terra che cede ha lasciato spazio a quello degli elicotteri. Niscemi, la “terrazza del Belice” che guarda verso il litorale di Gela, oggi è il simbolo di un’Isola ferita che non sa più dove poggiare i piedi. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata nel cuore dell’emergenza per toccare con mano un disastro che i numeri faticano a contenere: “Due miliardi di euro”, è la prima stima dei danni tracciata dal presidente della Regione, Renato Schifani.

Il sopralluogo e il vertice

La premier è atterrata a Catania in mattinata, per poi salire a bordo di un elicottero della Protezione Civile insieme al capo dipartimento Fabio Ciciliano. Dall’alto, lo spettacolo è spettrale: il fango del ciclone Harry ha ridisegnato i contorni delle colline, mangiando strade e minacciando le fondamenta del centro abitato.

Dopo il sorvolo, il vertice d’urgenza nel Palazzo di Città. Ad attendere Meloni c’erano il sindaco Massimiliano Conti, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, la prefetta di Caltanissetta e anche il deputato di Avs Angelo Bonelli, a testimonianza di una crisi che, per una volta, sembra imporre il silenzio alle bandiere politiche.

L’allarme di Schifani: “Il paese rischia di cadere nel vuoto”

Mentre la premier ascoltava i tecnici in Comune, il governatore Schifani ha delineato uno scenario drammatico ai microfoni di SkyTg24: “

“Ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. La situazione si evolve ogni ora con maggiore gravità. Non è il tempo delle polemiche, ma della ricostruzione.”

Secondo il governatore, l’unica via d’uscita non è più il semplice consolidamento, ma un intervento radicale: un piano urbanistico di ricostruzione parziale. L’idea è quella di delocalizzare i quartieri più a rischio, spostando il baricentro dell’abitato lontano dal fronte della frana costiera che continua a scivolare verso valle.

I costi di un’Isola in ginocchio

La cifra di due miliardi di euro è solo una stima preliminare basata sulle segnalazioni degli enti locali, ma è destinata a crescere. Non si tratta solo di strade interrotte, ma di infrastrutture strategiche e interi sistemi agricoli messi in ginocchio dalla furia del maltempo. “Individueremo le risorse,” ha assicurato Schifani, “c’è tutta la buona volontà per rimboccarsi le maniche”.

Niscemi resta lì, sospesa. La visita della premier è un segnale di vicinanza, ma per i cittadini che guardano le crepe allargarsi sui muri di casa, la vera sfida inizia ora: trasformare le promesse di un piano urbanistico in cantieri reali, prima che la terra decida di riprendersi il resto del borgo

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