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Nel Giorno della memoria La Russa dice stop ai rigurgiti antisemiti

Ariel Piccini Warschauer.

Il silenzio del Portico d’Ottavia, rotto solo dal rintocco della memoria, si fa oggi carico di un significato ancora più profondo. Nel Giorno della Memoria, l’Italia non si limita a ricordare l’orrore della Shoah, ma si interroga sulle ferite aperte del presente. Al centro delle celebrazioni, il monito delle alte cariche dello Stato e il gesto carico di commozione di Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma.

L’allarme di La Russa: “Non solo commemorazione”

Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha voluto sottolineare come il ricordo della “più grande tragedia del Novecento” debba tradursi in un’azione di responsabilità quotidiana. Non basta il rito, serve la vigilanza. “Rinnoviamo la nostra vicinanza al popolo ebraico”, ha dichiarato la seconda carica dello Stato, lanciando un avvertimento netto: “Dobbiamo tenere alta la guardia davanti al riaffacciarsi di vergognosi e inaccettabili rigurgiti razzisti, antisemiti e antisionisti”. Un passaggio, quest’ultimo, che lega indissolubilmente il fango del passato alle derive ideologiche contemporanee.

Il Ghetto di Roma e il laccio giallo

Mentre le istituzioni — dalla vicesindaca Silvia Scozzese alla vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli — deponevano le corone d’alloro davanti alla Fondazione Museo della Shoah, Victor Fadlun ha compiuto un gesto che ha segnato la giornata. Si è avvicinato al muro della Sinagoga e ha rimosso dal bavero la spilletta con il laccio giallo, simbolo della battaglia per la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas, deponendola idealmente dopo il rilascio del corpo dell’ultimo prigioniero del 7 ottobre.

“È un modo per chiudere un periodo di profondo dolore”, ha spiegato Fadlun. Ma la fine di un incubo non cancella l’allerta. Il presidente della Comunità ha denunciato il ritorno di un antisemitismo globale che, dopo il 7 ottobre, ha assunto contorni inquietanti: “In alcune città abbiamo rivisto la caccia all’ebreo. Combattere l’antisemitismo non serve solo a proteggere noi, ma a difendere i sentimenti e gli ideali delle nostre democrazie”.

“Mai più”: l’impegno per le nuove generazioni

Il coro che si leva dal Ghetto è unanime: “Mai più”. Un impegno che per Roberta Angelilli deve essere trasmesso soprattutto ai giovani, affinché comprendano la tossicità di un “odio terrificante” che non deve trovare spazio nel futuro. Roma, ferita indelebilmente dal rastrellamento del 1943, risponde oggi con la testimonianza e la fermezza, cercando di ricostruire un senso di comunità che vada oltre il semplice ricordo doveroso.

La giornata si chiude con una consapevolezza amara ma necessaria: la memoria è un muscolo che va allenato ogni giorno, perché, come dimostrano le cronache recenti, il “furore barbaro” è un mostro che dorme, ma non svanisce mai del tutto.

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