Minnesota, il tycoon valuta il ritiro degli agenti ma invia lo zar Homan
Ariel Piccini Warschauer.
Basta un quarto d’ora di colloquio telefonico per provare a ripulire l’immagine di una “occupazione” che stava diventando un incubo politico e umanitario. Donald Trump e il governatore del Minnesota Tim Walz hanno siglato una tregua, o almeno così vogliono far credere. “Abbiamo avuto un buon colloquio, siamo sulla stessa lunghezza d’onda”, ha twittato il Tycoon dal suo social, segnando un’inattesa apertura: la Casa Bianca valuterà la riduzione del contingente federale a Minneapolis.
L’infermiere ucciso e l’editoriale della rabbia
La marcia indietro non arriva per spirito di collaborazione, ma sotto il peso di una gestione finita nel sangue. Solo poche ore prima, Walz aveva affidato al Wall Street Journal un atto d’accusa durissimo. Il governatore ha descritto uno Stato sotto assedio, con oltre 3.000 agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) che operano come milizie opache: volti coperti, niente distintivi e zero coordinamento con le autorità locali.
A far saltare il banco è stata la morte di Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva al Veterans Affairs, freddato dagli agenti durante un raid. “Quello a cui assistiamo non è ordine, è caos illegale“, ha tuonato Walz. Il video dell’esecuzione, che smentisce la versione ufficiale dei federali, è diventato il simbolo di un “assalto anti-americano” che la Casa Bianca non può più ignorare.
La “dottrina Homan”: tregua o commissariamento?
Dietro le parole di Trump, però, si nasconde la solita strategia del bastone e della carota. Se da un lato promette di “alleggerire” la presenza federale, dall’altro invia a Minneapolis il suo uomo di fiducia, Tom Homan. Lo “zar del confine”, l’anima più dura dell’amministrazione, avrà il compito di “supervisionare” le operazioni. Un commissariamento di fatto che Walz ha dovuto accettare in cambio di tre punti chiave.
• Stop ai rastrellamenti: Gli agenti colpiranno solo i criminali violenti, non più i civili in base a sospetti migratori.
• Inchieste indipendenti: Le sparatorie dei federali saranno indagate dal Bureau of Criminal Apprehension locale. Fine del “segreto di Stato” sulle morti in strada.
• Arretramento: Le unità tattiche lasceranno le zone residenziali per concentrarsi su obiettivi sensibili.
Il fronte dei giudici e il rischio “effetto domino”
Ma la vera partita non si gioca tra Minneapolis e Washington, bensì nelle aule dei tribunali. I giudici federali stanno valutando la legittimità costituzionale dell’invio di unità paramilitari senza il consenso dello Stato.
Se Walz dovesse vincere la battaglia legale, per Trump sarebbe una Caporetto: il precedente costringerebbe il governo a ritirare le truppe da tutte le “città santuario” d’America. Minneapolis respira, ma con l’ombra di Homan in città, la sensazione è che la sfida per la sovranità interna sia appena entrata nella sua fase più opaca.






