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Il Giorno della Memoria, il passato ci insegna come resistere

E’ il Giorno della Memoria e Anna Foa lo ricorda con un articolo su La Stampa. Scrive: “Siamo al 27 gennaio, Giorno della Memoria, una giornata nelle cui celebrazioni è oggi fortemente presente, ancor più che nei due anni precedenti, l’ombra dei 70mila palestinesi uccisi a Gaza, della distruzione della Striscia, dei tanti bambini morti sotto le bombe, per fame e per freddo. Parlare di Shoah senza accettare di rispondere alle domande sull’oggi, quelle che negli incontri con le scuole tanti studenti desiderosi soltanto di capire ci pongono, appare un’intollerabile viltà. Tanto più che altri fronti di prevaricazione e di morte esigono risposte: la repressione delle manifestazioni in Iran, gli arresti di massa, le minacce dei lugubri preti di Khamenei di appendere alla forca gli oppositori, come già avvenuto troppe volte. Dall’altra parte, gli Stati Uniti di Trump, che forse si preparano a intervenire in Iran, sono sull’orlo di una guerra civile. Gli squadristi dell’ICE, vera e propria milizia personale del Presidente, rapiscono persone per strada, nelle scuole, persino negli asili. Non solo immigrati clandestini, ma cittadini americani e persone in attesa di cittadinanza. Usano i bambini, anche di pochi anni. Le scuole si svuotano per paura, volontari portano cibo nelle case perché molti temono di uscire. Uccisioni a sangue freddo, violenze negli arresti, tutto reso possibili da un senso totale di impunità. Se compariamo queste situazioni, le somiglianze sono poche. L’America di Trump ha in comune con Gaza il disprezzo per la vita e l’assenza di limiti, ma le modalità sono diverse. Gli squadristi dell’ICE ricordano i primi momenti del fascismo e del nazismo. Nulla assomiglia ai campi, se non la volontà di annientamento: degli ebrei, degli immigrati e dei palestinesi. Un elemento accomuna questi orrori: l’attacco ai bambini. Per i nazisti dovevano morire perché futuri ebrei; per l’estrema destra ebraica i bambini palestinesi sono futuri terroristi; per l’ICE sono ostaggi per colpire le famiglie. Anche i bambini ebrei condivisero la sorte dei genitori nelle camere a gas. Vecchi orrori, nuove modalità di distruzione. Che fare? Il passato può ancora insegnarci come resistere, o dobbiamo reinventare memoria, indignazione, resistenza? Oggi è soprattutto l’America a essere in gioco. Se si salverà, forse ci sarà speranza per tutti. Se precipiterà, precipiteremo con lei in un mondo che ci fa orrore”.

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