La tragedia di Milano in un blitz antidroga, Salvini va giù duro e Piantedosi tiene posizione istituzionale
Ariel Piccini Warschauer.
Un’operazione antidroga nel quadrante sud di Milano, una zona da tempo segnata dalle ferite dello spaccio e della marginalità, si è trasformata in tragedia ieri pomeriggio. Un uomo di 29 anni, di origine marocchina, è morto dopo essere stato colpito dal proiettile esploso da un agente di polizia nei pressi della stazione metropolitana di San Donato Milanese. Un dramma che si è consumato in pochi istanti e che ora apre un delicato fronte giudiziario: l’agente che ha sparato è infatti indagato per omicidio volontario.
La dinamica e il giallo della pistola a salve
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti coordinati dal pm di turno, Giovanni Tarzia, una pattuglia di agenti in borghese stava conducendo un servizio di contrasto al narcotraffico nel quartiere Rogoredo. Mentre i poliziotti stavano ultimando l’arresto di un sospetto, il 29enne si sarebbe avvicinato al gruppo. Nonostante l’ordine di fermarsi, il giovane avrebbe ignorato l’alt e, secondo la testimonianza degli agenti, avrebbe estratto una pistola.
È stato a quel punto che uno dei poliziotti ha fatto fuoco, colpendolo mortalmente. Solo dopo i rilievi della Scientifica è emersa la verità sull’arma impugnata dalla vittima: si trattava di una pistola a salve, una replica priva del tappo rosso, praticamente indistinguibile da un’arma vera nel crepuscolo di una stazione di periferia e nella concitazione di un intervento di sicurezza.
L’inchiesta e le reazioni
L’iscrizione del poliziotto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario è un atto necessario per consentire lo svolgimento di accertamenti irripetibili, come l’autopsia e le perizie balistiche. “Ci rimetteremo alla valutazione dei fatti”, ha commentato l’avvocato dell’agente, Pietro Porciani, sottolineando il contesto di estrema tensione in cui si è trovato a operare il suo assistito.
Il caso ha immediatamente innescato uno scontro politico sul tema della sicurezza e delle regole di ingaggio. Se da un lato il leader della Lega Matteo Salvini ha espresso solidarietà incondizionata alla divisa (“Senza se e senza ma”), dall’altro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha cercato di mantenere un profilo di equilibrio istituzionale: “Non diamo scudi immunitari a nessuno – ha dichiarato il titolare del Viminale – le autorità competenti vaglieranno il caso con serenità”.
Una periferia ferita
L’episodio riaccende i riflettori sulla gestione dell’ordine pubblico nelle aree calde della metropoli milanese. Mentre la magistratura dovrà stabilire se vi sia stata proporzionalità tra la minaccia percepita e la reazione armata, resta sul campo il corpo di un giovane uomo e una comunità, quella di San Donato e Rogoredo, che si risveglia ancora una volta al centro di una cronaca fatta di degrado, armi e morti violente.






