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Fondazione Mps, se a Siena si nerbano alla mossa arriva il fantino straniero

Stefano Bisi.

E’ già successo a Siena come altrove. Quando i capetti locali non trovano l’accordo arriva il papa straniero. Succederà anche questa volta per la scelta del presidente della Fondazione Monte dei Paschi dopo la fine della presidenza di Carlo Rossi? E’ possibile anche se i due candidati di cui sono circolate le candidature hanno le carte in regola per guidare Palazzo Sansedoni. Soprattutto Pier Luigi Fabrizi (nella foto), professore dell’università Bocconi, vanta una lunga esperienza maturata al vertice della Banca Monte dei Paschi. Tommaso Marrocchesi Marzi è un imprenditore del settore vinicolo e da tempo cerca un posto al sole. Si era candidato, e venne sconfitto, alle elezioni politiche quando nel collegio senese si presentò l’allora segretario del Pd Enrico Letta.

Fabrizi non ha appartenenze partitiche e in tasca ha la tessera di protettore del Bruco e nel cassetto la sciarpa della Robur mentre Marrocchesi Marzi, dopo un flirt con Forza Italia si è avvicinato a Fratelli d’Italia. Per essere eletto il presidente deve raccogliere undici voti tra i componenti della deputazione generale di cui anche Fabrizi e Marrocchesi Marzi fanno parte.

Ecco chi fa parte dell’organo: Tommaso Marrocchesi Marzi, Luisa Massari, Alessandro Piccini e Bernarda Maria Antonietta Valente (nomine del Comune di Siena); Leonardo Brogi, Serena Signorini (Provincia di Siena); Paolo Chiappini (Regione Toscana); Pier Luigi Fabrizi (Università di Siena); Stefano Cipriani(Arcidiocesi di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino); Remo Grassi (Camera di Commercio Arezzo-Siena); Ugo Biggeri (Università per Stranieri di Siena); Serenella Pallecchi (Consulta del Volontariato Provincia di Siena); Fiamma Cardini (Ministero della Cultura); Mauro Balani (Irpet).

Chi vincerà il palio della Fondazione? Un fantino locale, Fabrizi o Marrocchesi Marzi, o arriverà il Tittia della situazione a sbaragliare il campo? Da Firenze e da Roma aspettano che a Siena si sbranino, come i fantini rivali alla mossa, per proporre poi un candidato fiorentino o romano, come accadde ai tempi di Piero Barucci, il professore cresciuto in riva all’Arno che arrivò dal Galluzzo in piazza Salimbeni e in una notte ottenne la residenza a Gaiole in Chianti, “in un granaio” si disse.

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