La necessità di riscoprire la filosofia di Topolino
Roberto Pizzi.
Le ultime gravi violenze di Minneapolis, dopo il caso della Groenlandia, i dazi, le offese, le minacce a chi lo contrariava, le bizzarrie e le giravolte del Presidente Trump (sul quale non sono del tutto fugati i risvolti pessimi dell’assalto a Capitol Hill), rendono peggiore il giudizio complessivo sugli Usa. Certamente i soliti continueranno ad odiarli come sempre è stato, per lo più per motivi ideologici; ma anche il numero di chi li amava sarà destinato a calare. Personalmente dell’ America di un tempo (nell’accezione semplificata che usa tutto il nome del continente per indicarne una parte ) sono stato sostanzialmente un sostenitore ed anche in una recensione che scrissi sul libro del soldato di colore Ivan J. Houston, intitolato Black Warriors . I Buffalo Soldiers.La Liberazione dell’Italia lungo la Linea Gotica, ne espressi il motivo. Nell’opera si narrava ilcoraggio dell’unica divisione fanteria Afroamericana che si scontrò contro la Germania nazista, in Italia, tra il 23 agosto 1944 e il 2 maggio 1945 e che ebbe il battesimo del fuoco a Cernaia, vicino a Pontedera, sulle sponde del fiume Arno; seguirono, poi, altri combattimenti a Pisa, Lucca, Seravezza, lungo l’Appennino, a Genova e nella pianura padana. In quelle pagine si intendeva evidenziare il duplice impegno dei neri americani nella II Guerra Mondiale: quello di contribuire alla sconfitta del nazismo e l’altro di smentire i giudizi discriminatori sul fronte interno di chi gli giudicava “ troppo ottusi, lenti per combattere a fianco dei propri fratelli bianchi”. L’autore,partecipe di queste esperienze, ci metteva inoltre al corrente dell’ottimo trattamento riservato a lui ed ai suo commilitoni, ai quali non veniva fatto mancare niente: dalle accurate e costanti visite mediche, alle razioni alimentari da sogno, almeno se confrontate con quelle dei poveri soldati italiani: ogni soldato poteva scegliere fra 5 menù e disponeva di tutto il necessario per 24 ore: scatolette varie, minestra liofilizzata, caffè in polvere, gallette, fornellino e tavolette combustibili, sigarette, fiammiferi, carta igienica e saponi. Stupivano poi le gite premio organizzate per loro nelle pause dei combattimenti: visite di svago e per scopi culturali a Roma, poi a Firenze, a Venezia. Il confronto con quello che passava l’esercito italiano e il trattamento dei nostri soldati era umiliante e segnava il confine non tra due eserciti, ma tra due civiltà. Tuttavia il problema razziale sarebbe continuato in America, come la severità nel mantenere l’ordine pubblico, con le prigioni fra le più dure del mondo, con molti Stati in cui continuava a vigere la pena di morte (e non poche sarebbero state le esecuzioni discutibili).
Aspetti, questi, aggravati dalle attuali violenze dell’Ice (Immigration and Customs EnforcementAgency) quelle strane forze dell’ordine che, sperando di sbagliarci, richiamano tristemente alla mente la “polizia morale” iraniana. Del resto, è risaputo che in un’ampia fascia di territori , soprattutto al Sud e all’Ovest, la “supremazia bianca” resiste come cultura dominante che si trasmette di padre in figlio. Lì la violenza è istintiva nell’élite che controlla la polizia, la giustizia, le amministrazioni statali e locali e l’odio per la gente di colore, o per gli immigrati, è innegabile. A ciò si aggiunge una filosofia di fondo ancor più deteriorata dallo “spirito del tempo”, incarnata in particolare dal presidente Trump, la cui rielezione è anche la reazione dovuta alle esagerazioni di quel pensiero “politically correct” del quale il Pese è diventato la culla negli ultimi anni.
Gli Stati Uniti sono, del resto, la patria delle contraddizioni, dove tutto e il contrario di tutto è stato sempre possibile. Negli ultimi anni nelle università ha preso piede una censura feroce contro chi non aderiva al pensiero dominante per il quale l’Occidente ha solo colpe da espiare per il suo passato. Qui si è allungata la lista di personalità silenziate, cacciate, licenziate. Solo le minoranze etniche e sessuali hanno diritti da far valere; e nessun dovere. L’ambientalismo estremo, definito “religione neopagana del nostro tempo”, demonizza il progresso economico e predica un futuro di sacrifici dolorosi oppure l’Apocalisse imminente. I giovani schiavizzati dai social sono manipolati dai miliardari del capitalismo digitale. E il modo per cancellare le proprie responsabilità è quell’alleanza fra il capitalismo finanziario e Big Tech che pianifica una globalizzazione responsabile di aver sventrato la classe operaia e impoverito il ceto medio, creando eserciti di decaduti (F. Rampini, Suicidio occidentale, 2022).
Ciò si aggiunge all’impostazione storica del Paese nel quale lo spirito dell’economia capitalistica pervade pure i piccoli operatori economici ed i singoli individui. Anche la gente normale non è abituata a rivolgersi allo Stato per vedersi riconosciuti i propri diritti, ma è avvezza a lottare per far sì che essi siano rispettati. Sull’altro versante, i consumatori sono spesso preda di un mercato certamente liberale, ma spesso molto aggressivo e non sempre trasparente, anche se le associazioni di consumatori in USA sono fra le più forti ed efficaci nel mondo e ottengono risultati impensabili in Italia. Lo stato sociale è quasi inesistente ma, per ironia della sorte, è proprio da qui che si è importato il termine welfare e dove esistono molte più associazioni di volontari, di fondazioni benefiche, di istituti filantropici, che in qualunque altro Paese del mondo. Moltissimi americani sono impegnati in qualche forma di volontariato e molti principi sociali sono insegnati fin dai primi anni di scuola. La media degli americani aveva spesso un livello culturale più basso di quello europeo, ma le migliori università e centri di ricerca americani erano all’avanguardia nel mondo, producendo i più grandi esperti in tutti i campi, non solo quelli tecnologici, ma anche nelle materie umanistiche, dall’archeologia alla storia medioevale. La storia di questa nazione è nota. Sappiamo che le Americhe sono state per secoli la valvola di scarico di tutti i movimenti radicali, innovativi o integralisti in Europa. A questi vanno aggiunti gli schiavi portati dall’Africa, i Cinesi venuti dall’Estremo Oriente, gli emigranti che fuggivano da Paesi ridotti alla fame. Tutti si sono ritrovati in un Paese grande, pieno di risorse, dove c’era terra per tutti. Terra che ovviamente apparteneva già ad altri, ovvero ai nativi americani. La storia degli Stati Uniti è quindi stata fin dall’inizio una storia di conquista in una lotta senza quartiere, nella quale ognuno doveva imparare a cavarsela da solo. Ma per molti poveri, capaci di adattarsi al principio di una impietosa selezione, è stato il paese delle opportunità, delle quali approfittò anche mio nonno che andò a lavorare nelle miniere di rame del Michigan, nella contea di Houghton, e nel censimento del 1910 venne così registrato: Pizzi Zeffiro, 27 anni, nato in Italia, di nazionalità italiana, arrivato nel 1907, alien (straniero), laborercopper mine (lavoratore in miniera di rame), able to read (capace di leggere): Yes, able of writing(capace di scrivere): Yes.
Dalla laboriosità e della intelligenza di queste ondate di emigranti l’America ebbe gran giovamento e ricambiò in senso inverso, invadendoci anche di musiche, balli, film, invenzioni di svago di ogni tipo con cui ci dischiusero a partire dagli anni Trenta il mondo senza fine e senza età dell’illusione e dei sogni. Pagine di un’epopea la cui copertina recherà i volti amati dei vari Humphrey Bogart, Gary Cooper, John Wayne, o l’immagine dei film in cui i soldati americani sbarcano sulle spiaggedella Normandia dove per molti di loro li aspettava la morte per mano della Wehrmacht. La nostra fanciullezza fu segnata anche dal mito dell’America che ci giungeva dalla lettura di splendidi fumetti, rimasti indelebilmente nella nostra memoria: Nembo Kid (diventato poi Superman), Mandrake (the Magician) , L’uomo mascherato (the Phantom) e Pecos Bill. Ma fra tutti spicca l’impareggiabile Topolino, di Walt Disney, definito da Giulio Giorello (il filosofo della scienza recentemente scomparso): “un repubblicano, nel senso di un appassionato della cosa pubblica”, sempre disposto a tagliare “rami e radici della mala pianta della tirannia”. Nel suo libro, tutt’altro che effimero, La Filosofia di Topolino (Guanda Editore, 2013), Giorello scrive anche altre cose illuminanti che mi piace riportare, in conclusione:
“Il Novecento secolo dei totalitarismi, ma anche delle più rivoluzionarie scoperte della scienza,dalla relatività di Einstein alla doppia elica del DNA – ha avuto il suo filosofo più provocatorio in un Topo che, per spregiudicatezza nell’ attraversare i confini delle discipline e mettere in discussione la costellazione delle certezze stabilite, non ha nulla da invidiare a Russell, Popper o Heidegger.
Mickey Mouse (Topolino per noi) ha vissuto le più bizzarre avventure e affrontato quesiti come la terribile libertà del quarto potere, gli ambigui prodigi della scienza asservita alla guerra, l’impossibilità della giustizia e la difficoltà di trattare con le altre culture”.Tutt’altro che unTopolino solo “legge e ordine, aiutante della polizia!”. È invece un ribelle capace di battersi contro ogni forma di prevaricazione.
Ci auguriamo con tutto il cuore, allora, che siano smentite le previsioni dell’impossibilità del ritorno di questo mondo di Topolino che “non c’è più”, e che le elezioni di medio termine e lefuture presidenziali americane ribaltino il corso della storia che si sta profilando. Se negli ultimi 80 anni la stella polare era stata la Casa Bianca, è bastato un anno di “amministrazione Trump” a far sì che ora nessuno possa dirsi sicuro sotto l’ombrello di Washington. Nell’attesa che la nostra Europa trovi la sua stabilità, in linea con il libertario filoso citato, ci auguriamo che il nostro amato Topolino sia un ritrovato antidoto contro questo presidente nel quale scorgiamo, al momento, più la figura di Gambadilegno che quella di un aspirante premio Nobel. Questo, forse, potrebbe essere un buon messaggio che l’Europa dovrebbe fare arrivare al popolo americano.






