Mark Rutte l’incantatore, unico politico europeo capace di dialogare con la Casa Bianca
Ariel Piccini Warschaurer.
Mentre il nuovo corso dell’amministrazione Usa scuote le fondamenta del commercio globale, l’Europa sembra aver trovato il suo baricentro diplomatico in una figura che non siede a Bruxelles, ma al civico 1 di Boulevard Léopold III a Parigi: Mark Rutte. Il Segretario Generale della Nato, ribattezzato dai media anglosassoni il “Trump-whisperer”, cioè l’incantatore, è emerso al World Economic Forum di Davos come l’unico leader capace di trasformare le frizioni geopolitiche in accordi pragmatici.
La dottrina del realismo
Il “metodo Rutte” si discosta radicalmente dalla postura diplomatica tenuta da altri leader europei. Laddove la Commissione UE cerca lo scontro normativo, Rutte predilige il linguaggio dei fatti. La sua strategia poggia su tre pilastri: Rutte ha pubblicamente attribuito a Donald Trump il successo del riarmo europeo, definendolo il catalizzatore che ha spinto gli alleati verso una spesa militare vicina al 4% del PIL. Una mossa che trasforma una pressione esterna in una vittoria politica per Washington. Presentando la NATO non solo come uno scudo difensivo, ma come un gigantesco portafoglio ordini per l’industria della difesa (prevalentemente statunitense), Rutte ha saputo parlare il linguaggio del business tanto caro alla nuova Casa Bianca. Per non parlare poi del suo puntare a una de-escalation preventiva: Il recente “congelamento” dei dazi americani su settori chiave dell’export europeo è il frutto diretto di una mediazione silenziosa condotta da Rutte sul delicato dossier Groenlandia e sul controllo delle rotte artiche.
Per le imprese italiane ed europee, l’attivismo di Rutte rappresenta una boccata d’ossigeno. Il rischio di una guerra commerciale a tutto campo, alimentata dalla retorica “America First”, è stato finora mitigato dalla capacità dell’ex premier olandese di offrire a Trump “vittorie” tangibili su altri tavoli, in particolare quello della cooperazione militare e tecnologica in chiave anti-cinese.
Tuttavia, gli analisti avvertono: la stabilità delle relazioni transatlantiche oggi appare pericolosamente dipendente dalla “chimica” personale tra il giovane Segretario della NATO e il Presidente americano.
Se da un lato Rutte garantisce un canale di comunicazione privilegiato, dall’altro la sua ascesa evidenzia la frammentazione politica dell’Unione Europea, che fatica a esprimere una voce unica. Per il momento, il realismo di “Teflon Mark” è l’unica polizza assicurativa su cui i mercati sembrano poter scommettere.






