Trump travolge Davos e dice “basta agli scrocconi nella Nato”
Ariel Piccini Warschauer.
Il “metodo Trump” travolge le nevi svizzere e trasforma il Forum di Davos nel palcoscenico di una nuova era geopolitica. Non più solo chiacchiere globaliste e tartine, ma firme, trattati e realpolitik. Donald Trump ha siglato la risoluzione inaugurale del Board of Peace, il Consiglio da lui presieduto che promette di cambiare il volto del Medio Oriente e, presto, anche dell’Ucraina. «È una giornata eccitante – ha esordito il Presidente – e tutti vogliono farne parte».
Il “Piano Gaza” e lo schiaffo all’Onu
Mentre la vecchia diplomazia si perde in veti incrociati, Trump accelera. Il Board of Peace, istituito sulla base della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza ONU, non è solo un tavolo di mediazione, ma una vera e propria cabina di regia per la ricostruzione. «A Gaza la ricostruzione sarà qualcosa di grandioso», ha assicurato il tycoon, che ha già in mente una “New Gaza” futuristica, libera dal terrore di Hamas e pronta a diventare un importante hub economico grazie anche ai capitali sauditi e emiratini.
Ma il Presidente non ha risparmiato stoccate al Palazzo di Vetro: «L’Onu ha un potenziale enorme, è pieno di persone fantastiche, ma non lo sfrutta». Tradotto: se volete i risultati, serve la guida di Washington. E i fatti sembrano dargli ragione: il cessate il fuoco regge e gli aiuti umanitari record, rivendicati con orgoglio da Trump, hanno allontanato lo spettro della carestia.
Ucraina e l’attacco agli “scrocconi”
Il messaggio è chiaro: Trump si presenta come l’unico leader capace di chiudere i conflitti. Dopo aver rivendicato di averne fermati otto, ha puntato dritto al nono: l’Ucraina. «Grandi progressi sono stati fatti», ha annunciato, lasciando intendere che l’accordo per Kiev è più vicino di quanto i burocrati europei vogliano ammettere.
A proposito di Europa, il guanto di sfida è stato lanciato soprattutto sul fronte difesa. Se quasi tutti i membri Nato si sono allineati alla soglia del 2% del PIL, c’è chi ancora resiste. E Trump non usa giri di parole: «Gli spagnoli? Non so che problema abbiano, vogliono scroccare. Ci devo parlare». Una lezione di stile (e di portafoglio) che riecheggia in un’aula di Davos ammutolita.
La parata dei leader e il fattore Rubio
La cerimonia di firma è stata un trionfo d’immagine. Sotto lo sguardo della portavoce Karoline Leavitt, i leader mondiali – tra cui figurano i nomi di Viktor Orbán, Javier Milei e rappresentanti di giganti arabi come Emirati e Arabia Saudita – hanno siglato il documento due alla volta, stringendo la mano al “Comandante in Capo”.
A suggellare la giornata, l’intervento del Segretario di Stato, Marco Rubio, che ha definito Trump un uomo capace di «sognare l’impossibile». Il Board of Peace non è solo un ufficio, è un “organismo d’azione” che agirà laddove la diplomazia tradizionale ha fallito.
L’Italia, per ora, resta alla finestra insieme a gran parte dell’asse franco-tedesco, osservando con un misto di scetticismo e timore il nuovo ordine mondiale che nasce a Davos. Ma con Trump che promette investimenti miliardari e una “Pax Americana” 2.0, quanto tempo potranno ancora permettersi di restare fuori dal “club”?





