#ESTERI

Minnesota, il gelo dell’Ice sui piccoli: arrestati bambini

ArieI Piccini Warschauer.

Il gelo che in questi giorni stringe il Minnesota non è solo meteorologico. È un freddo che penetra nelle ossa della democrazia americana e colpisce i più vulnerabili: i bambini. Nel distretto scolastico di Columbia Heights, a nord di Minneapolis, la “tolleranza zero” sull’immigrazione ha varcato il confine della dignità umana, trasformando il tragitto verso la scuola materna e primaria in una trappola per alunni piccolissimi.

Il vialetto di casa come una frontiera

I volti emersi dalla drammatica conferenza stampa convocata dalla sovrintendente distrettuale, Zena Stenvik, delineano un quadro di ordinaria ferocia burocratica. Quattro studenti sono stati prelevati dagli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement). Tra loro, un bambino di soli 5 anni, fermato insieme al padre nel vialetto di casa proprio mentre tornava dall’asilo. Poi una bambina di 10 anni e due diciassettenni, intercettati mentre cercavano di raggiungere le aule scolastiche.

«Il senso di sicurezza nella nostra comunità è stato scosso e i nostri cuori sono spezzati», ha dichiarato Stenvik con la voce incrinata. Il racconto delle autorità locali descrive una vera e propria attività di assedio intorno ai plessi scolastici: agenti federali che seguono gli scuolabus e circondano i quartieri, seminando il terrore tra famiglie che – è bene sottolinearlo – si trovano regolarmente negli Stati Uniti con richieste di asilo attive e nessun ordine di espulsione a carico.

L’escalation delle ultime due settimane si inserisce in un clima di scontro frontale tra l’amministrazione di Donald Trump e il governatore democratico del Minnesota, Tim Walz. Una tensione che ha raggiunto il punto di rottura dopo la tragica morte di Renee Good, la cittadina americana di 37 anni uccisa dal fuoco di un agente federale all’inizio di gennaio.

Mentre Walz tenta di arginare quelli che definisce «eccessi intollerabili», da Washington la linea resta di massima fermezza. Il capo della Border Patrol, Gregg Bovino, ha confermato che l’ICE non lascerà Minneapolis, giustificando le operazioni con la necessità di trattenere persone con precedenti penali. Tuttavia, i fatti di Columbia Heights raccontano una realtà diversa: quella di bambini e famiglie che attendono una risposta legale alla loro domanda di protezione e che invece si ritrovano nel mirino di una macchina repressiva che non sembra fare distinzioni tra criminalità e speranza per famiglie richiedenti asilo.

Oltre al dramma umano, resta la ferita profonda inferta al sistema educativo. Quando la scuola cessa di essere un “luogo sicuro” per diventare zona di caccia per la polizia di frontiera, a crollare è il patto di fiducia su cui si regge una comunità civile. Insegnanti e genitori riferiscono di banchi rimasti vuoti per la paura: una generazione di “nuovi americani” sta crescendo associando lo Stato non al diritto o alla protezione, ma alla minaccia del distacco forzato dai propri cari.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti