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Il papa e il segretario di Stato che sta valutando che cosa fare sul board of peace

“Nell’Aula Paolo VI ogni mercoledì Robert Francis Prevost incentra l’udienza generale su un documento conciliare, poi applica il metodo del Concilio Vaticano II – scrive Giacomo Galeazzi su La Stampa – cioè leggere evangelicamente i segni dei tempi e partire da ciò che unisce piuttosto che da ciò che divide. Per contribuire a una «pace disarmata e disarmante», il Papa coglie spiragli di dialogo spendendosi nei negoziati e mettendo a disposizione la Santa Sede come piattaforma “no war” affinché «i nemici si incontrino e si guardino negli occhi». Vale per le guerre dimenticate del Sud del mondo come per la complessa interlocuzione con Donald Trump, che lo ha invitato nel suo “board of peace”. Ieri il cardinale Pietro Parolin ha approcciato diplomaticamente l’iniziativa della Casa Bianca: «Stiamo valutando cosa fare». Poche ore prima tre influenti porporati Usa avevano criticato la politica estera americana dopo il blitz in Venezuela e le minacce alla Groenlandia. Una pace «giusta, sostenibile, duratura» richiede il rispetto della libertà e della dignità umana. Agli ambasciatori Leone XIV ha segnalato il pericolo dell’autocrazia: la legge del più forte torna a dominare il mondo a scapito di decenni di multilateralismo. I diritti vanno rispettati ovunque, ammonisce il Papa citando il De Civitate Dei, rivolgendosi a quei leader che hanno deciso di bypassare il diritto internazionale: «A una diplomazia che promuove il dialogo […] si va sostituendo una diplomazia della forza». Così è infranto il principio, stabilito dopo la Seconda guerra mondiale, che proibiva l’uso della forza per violare i confini altrui. La pace si degrada a obiettivo da conseguire con le armi, compromettendo lo stato di diritto. La misericordia diventa il punto focale dell’azione diplomatica: non cancella la giustizia ma la compie, aprendosi al perdono. La Chiesa non ha eserciti ma è «esperta in umanità». La moral suasion vaticana è efficace quando è libera e ancorata alla vera ricchezza che viene da Dio. Per costruire la pace serve «uno sforzo continuo e paziente», che interpella tutti, «a cominciare dai Paesi che detengono arsenali nucleari». Altrimenti dalla forza del diritto si precipita nel diritto della forza”.

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