Come funziona l’Ice, dove recluta i suoi guerrieri
di Ariel Piccini Warschauer.
Il proiettile che ha ucciso Renée Nicole Good, 37 anni, attivista e madre, non è partito per errore. È il risultato finale di una vera e propria mutazione genetica che sta trasformando la polizia federale per l’immigrazione (Ice) in una sorta di milizia privata e ideologica. A Minneapolis, dove il 7 gennaio un agente ha sparato a bruciapelo contro una cittadina americana “colpevole” di monitorare i controlli, la rabbia è esplosa di nuovo. Ma stavolta la domanda non è solo “perché”, ma “chi”: chi sono davvero gli uomini a volto coperto che stanno terrorizzando le città degli Stati Uniti?
Caccia alle reclute col Geofencing
L’obiettivo dell’amministrazione Trump è chiaro: 3.000 deportazioni al giorno. Per raggiungerlo, l’Ice ha lanciato una campagna di arruolamento senza precedenti, forte di un budget extra di 100 milioni di dollari. L’agenzia ha appena completato una delle più grandi campagne di reclutamento della sua storia, denominata “War Time Recruitment”. Il Totale degli agenti è oggi di circa 22.000 effettivi: La forza lavoro è raddoppiata (con un aumento del 120%) in meno di un anno, partendo dai circa 10.000 agenti operativi all’inizio del 2025. Solo nell’ultimo quadrimestre del 2025 sono stati assunti e dispiegati nelle varie città americane oltre 12.000 nuovi agenti.
Ma la vera novità è dove e come l’ Ice arruola i suoi uomini. Secondo un’inchiesta del Washington Post, l’agenzia sta usando il “geofencing”, una tecnica di marketing digitale che invia annunci mirati ai telefoni di chi si trova in luoghi specifici.
I “luoghi” non sono scelti a caso: basi militari, autodromi delle corse NASCAR, rodei e fiere delle armi. L’Ice non cerca funzionari pubblici, cerca un’identità. Intercetta persone già votate al culto della forza e della disciplina. Nei circuiti della NASCAR, tra i fumi dei barbecue, la birra e le bandiere confederate, o nelle arene dell’UFC — i combattimenti di arti marziali miste in gabbia tanto cari a Donald Trump — l’agenzia pesca nel bacino di chi vede l’ordine non come rispetto della legge, ma come una vera e propria missione non solo morale.
L’estetica del “Tactical Lifestyle”
Il profilo umano che emerge è quello del preteso”guerriero urbano”. Il reclutamento si è spostato in modo massiccio sull’ecosistema digitale del cosiddetto “tactical lifestyle”. Influencer che mescolano bodybuilding, addestramento paramilitare e retorica millenarista. Non dicono: “Vieni a gestire pratiche burocratiche”. Dicono: “Metti il tuo corpo al servizio della Nazione contro l’invasione degli stranieri”.
È un linguaggio che fonde sacrificio e identità, dove l’abbigliamento tecnico (pantaloni cargo, zaini tattici, maschere) diventa la divisa di una nuova cittadinanza armata. Per questi giovani, l’arruolamento nell’Ice è la naturale evoluzione di un immaginario fatto di sopravvivenza e scontro frontale contro i nemici dell’America bianca, repubblicana e protestante.
La deriva di un corpo federale
Con bonus alla firma che sfiorano i 50.000 dollari e la promessa di cancellare i debiti universitari, l’Ice sta facendo il pieno di reclute nelle comunità rurali e tra i veterani, costruendo un muro umano tra lo Stato e i suoi concittadini fatto di diffidenza e di odio sociale. Il risultato è la cronaca di questi ultimi mesi: agenti dell’Ice che operano senza nome sulle divise, protetti da passamontagna, arresti sommari, morti sospette in carcere e infine, la tragedia di Minneapolis.
Il 2025 è stato l’anno più letale per i migranti nelle mani del governo federale. Sono stati confermati 32 decessi ufficiali in custodia, una cifra quadruplicata rispetto ai 7 casi del 2023. Il nuovo anno è iniziato in modo tragico: nei primi nove giorni di gennaio sono già stati segnalati 4 morti (tra cui un caso sospetto di omicidio per strangolamento in un centro in Texas). Gli analisti indicano come causa principale la saturazione delle strutture. La popolazione detenuta è esplosa, passando da 40.000 a oltre 70.000 persone, trasformando i centri in quelli che le ONG definiscono ormai “magazzini della deportazione” privi di assistenza medica adeguata.
Nonostante l’imponente dispiegamento di forze, i risultati sui rimpatri effettivi mostrano però un quadro complesso: Nel 2025 il governo ha infatti dichiarato circa 622.000 espulsioni formali. Un numero alto, ma che rappresenta solo il 7% in più rispetto ai livelli del 2024, sollevando dubbi sull’efficienza della macchina burocratica rispetto alle risorse spese. L’amministrazione rivendica il successo della “deterrenza psicologica”, stimando che 1,9 milioni di persone abbiano lasciato il Paese volontariamente per paura dei raid e delle nuove leggi che permettono ingressi nelle abitazioni senza mandato da parte di un procuratore. Il traguardo di un milione di deportazioni forzate all’anno, promesso in campagna elettorale, resta per ora lontano, frenato da costi logistici enormi e battaglie legali negli cosiddetti
stati “santuario” che cercano di impedire ogni forma di abuso da parte degli agenti inviati da Trump.
L’ICE di oggi si presenta come un gigante dai piedi d’argilla: immensamente più potente ma con una reputazione ai minimi storici.
E mentre l’amministrazione Trump difende l’operato degli agenti parlando di “legittima difesa in un’era turbolenta”, l’uccisione di Renée Nicole Good squarcia il velo dell’ipocrisia populista e racconta un’altra storia: Quella di una polizia che ha smesso di essere civile per farsi esercito, reclutata nelle arene dove la violenza è spettacolo e il nemico è chiunque non indossi la stessa maschera.






