Il ruolo dei protestanti nel Risorgimento lucchese
di Roberto Pizzi.
Il giornalista Carlo Paladini scriveva, alla fine dell’800 sul suo giornale “Il Figurinaio”, che Lucca era stata la provincia che aveva dato più martiri alla Riforma, più soldati a Garibaldi, più discepoli a Mazzini. Del resto anche l’Inquisizione romana, nel XVI secolo, aveva definito Lucca “città infetta”. Lo storico Roland Sarti nel suo importante studio del 1985 Long Live the Strong. A history of Rural Society in the Apennine Mountains (dello stesso autore anche, Giuseppe Mazzini. La politica come religione civile, anno 2000), ci ha fornito note importanti sul Protestantesimo dellazona di Bagni di Lucca della quale è originario. Lo studioso lo collega alle attenzioni britanniche verso l’Italia preunitaria, la cui instabilità politica e la mancata crescita economica erano cause delle “miserie” del popolo e impedivano lo sviluppo del commercio inglese nel Mediterraneo. I mercanti inglesi avevano bisogno di clienti solvibili e desiderosi di acquistare beni di consumo di massa, acciaio, tecnologia avanzata e quelli che noi chiameremo oggi “prodotti bancari”.
A parte il Regno di Sardegna sotto Cavour, nessun’altro degli stati preunitari era all’avanguardia in questo campo. Il Nord d’Europa era prevalentemente protestante e perfino la Francia e il Belgio, che erano cattolici, avevano da tempo accettato la libertà religiosa. Molto diversa era la situazione in Italia, come pure in Spagna e in altri paesi dell’Europa del Sud. Qui, ad eccezione del Piemonte, non c’era né tolleranza religiosa, né tantomeno uguaglianza. Protestanti ed ebrei erano ghettizzati nel senso letterale della parola, o semplicemente considerati come fuorilegge. Ed anche nel Granducato di Toscana la libertà di religione per i protestanti (come riportava il giornale “L’eco del Savonarola” del 1° ottobre 1856) era limitata. Ma la tradizione riformata in certe zone della Lucchesia aveva lasciato un segno. Nella monumentale opera sulle comunità toscane al tempo del Risorgimento,curata dal prof. Fabio Bertini (Le comunità toscane al tempo del risorgimento, Dizionario Storico, 2016) si scrive che la polizia granducale esercitava anche a Bagni di Lucca un severo controllo per frenare il dissenso politico alimentato dalla circolazione delle idee liberali che i ceti medio – alti, grazie ai rapporti coi villeggianti stranieri, avevano abbracciato sin dagli anni ’30. In particolare molti inglesi avevano eletto Bagni di Lucca a loro buen retiro e fra questi Elizabeth Barrett e Robert Browning, che vennero per la prima volta nella cittadina della Val di Lima nel 1849, rilanciando la tradizione di tanti inglesi, soprattutto letterati e artisti che soggiornarono alle terme, testimoniata ancora oggi dal dismesso cimitero anglicano.
Un altro esempio fu quello di Marguerite Cunningham che nel 1853 venne arrestata dalla polizia – accusata insieme al maestro Odoardo Tolomei – di diffondere opuscoli protestanti ed informazioni sul sistema parlamentare inglese. Ne scaturì un incidente diplomatico e il governo toscano fu sottoposto alla difficile alternativa tra tutela dell’ordine politico e conservazione di buoni rapporti con una potenza europea, che era pronta a schierarsi a difesa dei suoi cittadini se perseguitati in paesi stranieri.
Anche dopo l’unità, a Bagni di Lucca vi furono esperienze che si ricollegarono ancora al Protestantesimo: riguardavano Giovacchino Gregori (nato nel 1839), accostatosi alla dottrina protestante del reverendo Robert W. Stewart e divenuto teologo, dopo avere lavorato come operaio fonditore, già attivo a Napoli, dove fondò una società di Mutuo Soccorso (morì di colera a Catania nel 1867).
Luigi Guidi (1823-1902) di Monte San Quirico (alla periferia di Lucca), che sposò Stella Leonardi, rappresenta un altro anello di congiunzione tra lo stato di Lucca, Coreglia e Treppignanafacenti parte della zona montana del suo territorio. Pensiero patriottico, ideali di libertà, grandi avvenimenti storici sembravano unire in un unico destino alcune famiglie di questi tre luoghi.
Il parroco di Treppignana scrisse nell’atto di morte: “Luigi Guidi nato a Monte San Quirico presso la città di Lucca, venuto qui a Treppignana a rifugio per motivi politici, sin dal 1859 vi rimase e vi condusse moglie”, appunto quella Stella Leonardi citata. Luigi aveva aderito alla religione protestante e quando morì a Treppignana, nel 1902, Don Santini, il prete locale, lo definì un evangelico “impenitente” che alla sua morte “venne trasportato come un animale qualunque da tre del paese per commiserazione e il quarto avventizio, fu preso un forestiero e pagato: quattro appena!”.
In Versilia, invece, si ricorda Giovan Battista Bichi, insieme al fratello Gaetano, che fu un carbonaro della setta degli Apofasimeni, poi confluita nella Giovine Italia, della quale fece parte anche Michele Carducci, il padre di Giosuè.
Fu un vigilato speciale dalla polizia, fin dalla giovane età. Studiò a Pisa, col fratello e nel 1828 venne ordinato sacerdote. Scrisse anche un trattato patriottico ispirato dalla figura di S. Bernardo di Chiaravalle, il monaco protettore e ispiratore dei Templari. Nel 1848 venne eletto all’Assemblea Legislativa Toscana. Nel 1849, a Ginevra entrò in contatto con la Comunità Evangelica. Diventò, infatti, stretto collaboratore di Luigi De Sanctis, patriota, ex sacerdote cattolico che aveva aderito alla Chiesa Valdese, per reazione alla politica autoritaria e illiberale della Chiesa romana.






