Ue-Mercosur, firma storica per un mercato da 700 milioni di persone
di Ariel Piccini Warschauer.
La lunga marcia del trattato UE-Mercosur è arrivata al traguardo. Oggi, sabato 17 gennaio, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, firmano ad Asunción l’accordo commerciale che integra l’Unione Europea con i quattro paesi fondatori del blocco sudamericano (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay).
Un passaggio storico che giunge dopo 25 anni di negoziati e che dà vita a una delle più grandi zone di libero scambio al mondo: un colosso che rappresenta il 30% del Pil globale e un bacino di oltre 700 milioni di consumatori.
L’asse geopolitico contro i dazi di Trump
La firma non è solo un atto commerciale, ma una precisa scelta di campo geopolitica. In un momento segnato dal ritorno del protezionismo aggressivo di Donald Trump – che proprio ieri ha minacciato nuove tariffe contro i paesi Nato sulla questione Groenlandia – e dalle tensioni con la Cina, l’asse Bruxelles-il Sudamerica punta a blindare il multilateralismo.
«Mandiamo un messaggio di forza in un momento in cui il diritto internazionale è minacciato», ha dichiarato Antonio Costa da Rio de Janeiro. Anche il presidente brasiliano Lula, architetto dell’avanzata diplomatica del trattato, ha definito l’intesa «fondamentale per il mondo democratico».
Export e agricoltura: i nodi del dossier
L’accordo prevede l’abbattimento della quasi totalità dei dazi doganali, ma il bilancio tra vincitori e perdenti resta il punto più delicato: Per le imprese europee (Italia in testa) si aprono praterie per l’export di automobili, macchinari industriali, componenti meccaniche e prodotti chimici. Benefici attesi anche per l’agroalimentare di fascia alta (vini e formaggi), che godrà di una maggiore protezione delle indicazioni geografiche. Sul lato opposto, l’intesa facilita l’import in Europa di carne bovina, pollame, zucchero e soia sudamericani. È qui che si concentra la resistenza della Francia e delle associazioni agricole europee, che denunciano il rischio di una concorrenza al ribasso sui prezzi e il mancato rispetto degli standard ambientali e sanitari dell’UE.
Lo scenario regionale
La cerimonia di Asunción si svolge in un clima di incertezza regionale, condizionato dai recenti sviluppi in Venezuela – con la cattura dell’ex presidente Maduro da parte delle forze USA il 3 gennaio – e dalle posizioni talvolta imprevedibili dell’Argentina di Javier Milei. Nonostante le assenze di rilievo alla firma (tra cui quella di Lula per motivi di protocollo), il segnale politico è tratto: l’Europa sceglie di non isolarsi e di scommettere sul mercato latinoamericano per compensare le difficoltà della crescita interna. Il successo dell’accordo dipenderà ora dal processo di ratifica nei singoli parlamenti nazionali, dove la battaglia politica si annuncia durissima, specialmente a Parigi. Ma il segnale inviato oggi ad Asunción parla chiaro: di fronte ai blocchi commerciali contrapposti, Bruxelles sceglie la via dell’integrazione per non restare schiacciata tra Washington e Pechino.





