Il figlio dello Scià si appella al mondo per sostenere il popolo iraniano
di Ariel Piccini Warschauer.
«La Repubblica Islamica cadrà: non è una questione di se, ma di quando». Da Washington, Reza Pahlavi junior parla con la fermezza di chi vede la fine di un’epoca. Il figlio dell’ultimo Scià, figura di riferimento per gran parte della diaspora iraniana, ha scelto una conferenza stampa nella capitale statunitense per tracciare la rotta di quello che definisce l’imminente “tramonto degli ayatollah”. Un discorso che non è solo una previsione politica, ma una promessa personale: «Tornerò in Iran».
L’allarme: «Il pericolo dell’ultimo colpo di coda»
Secondo Pahlavi, la fase di declino del regime di Teheran rappresenta un momento di estrema vulnerabilità non solo per l’Iran, ma per l’intero scacchiere internazionale. «Il regime potrebbe rappresentare una minaccia per il mondo intero come ultimo colpo di coda», ha avvertito, descrivendo un sistema che, sentendosi mancare il terreno sotto i piedi, potrebbe reagire con un’escalation di violenza imprevedibile.
Mentre il popolo iraniano continua a sfidare la repressione con «azioni decisive sul campo», Pahlavi ritiene che la finestra di opportunità sia aperta: “è il momento per la comunità internazionale di abbandonare le esitazioni e unirsi alla spinta democratica che sale dal basso”.
La “Roadmap” in sei punti per la transizione
Il principe ereditario non si è limitato alle dichiarazioni di intenti, ma ha presentato una lista serrata di sei azioni urgenti che le diplomazie occidentali dovrebbero intraprendere immediatamente. 1.Indebolire l’apparato repressivo: Mirando direttamente alla leadership e alle infrastrutture di comando del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran). 2. Pressione economica: Mantenere e inasprire il regime sanzionatorio per privare il sistema delle risorse necessarie alla sopravvivenza. 3. Diritto all’informazione: Garantire alla popolazione un accesso illimitato e sicuro a Internet per rompere la censura di Stato. 4. Isolamento diplomatico: Espellere i rappresentanti del regime e avviare tribunali internazionali per i crimini contro l’umanità commessi contro i civili. 5. Libertà per i prigionieri:Chiedere il rilascio immediato e incondizionato di tutti i detenuti politici e di coscienza.6. Riconoscimento politico: Impegnarsi sin da ora a riconoscere un governo di transizione legittimo non appena il processo di cambiamento avrà inizio.
Verso un futuro democratico
L’appello di Pahlavi punta a scuotere le cancellerie mondiali, chiedendo di passare da una politica di contenimento a una di sostegno attivo alla democratizzazione. Sebbene la figura dell’erede al trono resti al centro di un complesso dibattito interno all’opposizione, la sua “roadmap” parla un linguaggio universale: quello dei diritti umani, della libertà di espressione e della fine di un isolamento che dura da oltre quarant’anni.
L’Iran si trova davanti a un bivio. E Pahlavi, da Washington, scommette che la strada intrapresa dal popolo porterà, finalmente alla democrazia.






