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Prato, lo smarrimento di una città che è stata capitale economica e culturale

di Stefano Bisi.

Un grido di dolore che è perfino commovente quello che Umberto Cecchi, veterano del giornalismo toscano, intellettuale di primissima qualità, ha lanciato dalle pagine di Prato della Nazione. Cecchi ricorda la città ricca, da un punto di vista economico e culturale, dove è nato e cresciuto, le tante iniziative lanciate e smarrite negli anni. E ora? Dalle finestre di casa vede bande che si picchiano, che rubano pochi spiccioli dal parrucchiere. Cecchi annuncia che scriverà un libro che dovrebbero leggere gli amministratori. Già, gli amministratori che non ci sono perché il Comune è commissariato dopo l’indagine giudiziaria che ha portato alle dimissioni della sindaca di centrosinistra Ilaria Bugetti.

Nel 2026 Prato tornerà alle urne. Il centrosinistra pensa a Matteo Biffoni (nella foto) che è stato sindaco per dieci anni e ora è consigliere regionale eletto con 22mila preferenze. Non crede ai cavalli di ritorno e quindi rispèonderà “no, grazie” alle sollecitazioni. Il centrodestra ipotizza Chiara La Porta, che ha lasciato la camera dei deputati per fare la capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale ma Forza Italia e Lega non la gradiscono. Spuntano l’azzurra Rita Pieri e il sottosegretario agli esteri Giorgio Silli di Noi Moderati che, però, ha altre ambizioni. Come andrà a finire? Ci vorrebbe un mago, ma uno molto bravo per dire che cosa succederà a Prato. Intanto, serve un buon fotografo per scattare qualche istantanea per capire come è oggi quella che è stata una capitale economica e culturale.

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