Il piano segreto di Israele per abbattere il regime iraniano
di Ariel Piccini Warschauer.
Mentre il Medio Oriente resta una polveriera pronta a esplodere, da Tel Aviv arriva un consiglio tattico che spiazza i falchi di Washington: aspettare. Secondo quanto rivelato dalla NBC, il governo di Benjamin Netanyahu avrebbe suggerito all’amministrazione Trump di congelare, almeno per il momento, l’opzione di un attacco militare diretto contro Teheran. Non si tratta di un improvviso afflato pacifista, tutt’altro: è pura strategia di sopravvivenza e opportunità politica.
Il logoramento prima del colpo di grazia
L’obiettivo finale resta lo stesso: il regime change. Israele vuole la caduta della Repubblica Islamica, ma teme che un attacco missilistico americano oggi possa paradossalmente ricompattare un popolo iraniano stremato e in rivolta, trasformando i carnefici di Teheran in vittime dell’”imperialismo”. Meglio, dicono gli israeliani, lasciare che il “calore” delle proteste interne aumenti fino a sciogliere le fondamenta del potere dei mullah.
Le autorità israeliane avrebbero proposto a Donald Trump una serie di misure non militari per destabilizzare il regime: Supporto tecnologico ai manifestanti per bypassare i blackout della rete. Nuove e ancora più aspre sanzioni economiche. Cyber-attacchi mirati alle infrastrutture del potere.
L’idea è semplice: lasciare che l’Iran imploda. Un intervento esterno ora rischierebbe di essere prematuro, mentre un regime già agonizzante sotto il peso della rivolta popolare sarebbe molto più facile da abbattere definitivamente.
L’ultimatum di Trump: “Giù le mani dai manifestanti”
Dall’altra parte dell’oceano, il “Tycoon” non smorza i toni. Se Israele suggerisce cautela tattica, la Casa Bianca continua a tracciare linee rosse col sangue. Donald Trump ha lanciato un avvertimento che non lascia spazio a interpretazioni: se Teheran inizierà a usare il boia contro i manifestanti, se inizieranno le impiccagioni nelle piazze, la risposta americana sarà “molto forte”.
Il Presidente USA non vuole farsi trascinare in una guerra lunga e logorante, ma non può permettersi di apparire debole di fronte alle immagini di un massacro civile. La strategia della “Massima Pressione” è tornata, e questa volta sembra mirare non solo al nucleare, ma direttamente alla sopravvivenza della teocrazia.
Il vicolo cieco dei Mullah
Il regime iraniano si trova ora tra l’incudine e il martello: da un lato le piazze che chiedono libertà e pane, dall’altro la minaccia di un Trump che ha già dimostrato di non aver paura di premere il grilletto. Israele scommette sul collasso interno, gli USA minacciano il fuoco esterno. Per i mullah, lo spazio di manovra non è mai stato così ridotto. La domanda non è più “se” il regime cadrà, ma “quando” e chi darà l’ultima spinta.






