L’incubo è finito per Trentini e Burlò ma per tanti stranieri ancora carcere disumano
di Ariel Piccini Warschauer.
L’incubo è finito. È atterrato sulla pista di Ciampino il volo del Cai (la compagnia di volo utilizzata dai servizi segreti italiani), proveniente da Caracas con a bordo Alberto Trentini e Mario Burlò. Dopo oltre un anno di detenzione senza alcuna incriminazione formale nel carcere di massima sicurezza El Rodeo 1, a Guatire, i due cittadini italiani sono tornati liberi.
L’abbraccio con le famiglie
Il primo a scendere la scaletta è stato Trentini. Un istante dopo il contatto con il suolo italiano, si è sciolto in un lungo, commosso abbraccio con la madre. Subito dopo è stato il turno dell’imprenditore torinese Burlò, che ha stretto a sé i figli in un momento di altissima tensione emotiva.
Ad attendere i due connazionali sottobordo c’erano la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani (nella foto).
Il saluto della Premier: “Recuperate il tempo perduto”
All’interno dell’aeroporto, la premier si è intrattenuta brevemente con i due uomini. “Hai abbracciato mamma? È stata tanto in pensiero, lo sai vero?”, ha chiesto Meloni a Trentini, ricevendo in cambio un sorriso e un “grazie” sussurrato.
Dopo aver salutato Burlò, la presidente ha scelto di congedarsi rapidamente per lasciare spazio alla privacy delle famiglie: “Non vi voglio disturbare perché avete del tempo da recuperare”, ha dichiarato prima di lasciare lo scalo.
La testimonianza choc di Burlò: “Un sequestro disumano”
In un collegamento telefonico con il Tg2 Italia-Europa poco dopo l’arrivo, Mario Burlò ha descritto le condizioni durissime vissute nel carcere venezuelano. Il volto segnato e il corpo visibilmente provato confermano le sue parole: “Ho perso 30 chili, ma l’importante è essere tornato”.
“Sono stato sequestrato come purtroppo moltissimi stranieri che sono ancora lì: 94 persone di 34 nazionalità differenti. In un modo abbastanza disumano. Violenze fisiche non ne ho subite, ma psicologiche sì. Non parlare con i propri figli per quasi un anno… la prima chiamata l’ho potuta fare solo dopo undici mesi e mezzo”.
L’imprenditore torinese ha poi spiegato cosa gli ha permesso di resistere: “L’amore per i miei figli mi ha dato la forza di andare avanti. Abbracciarli oggi è stata una gioia immensa”.






